Eventi in archivio

La Passeggiata di Buster Keaton 1964 - 1966

Fausta Squatriti

 

a cura di Martina Corgnati

 

Galleria Bianconi, Milano

24 gennaio - 15 marzo 2019

 

 

La Galleria Bianconi è lieta di annunciare la mostra personale dell’artista Fausta Squatriti (1941, Milano), la prima negli spazi di Via Lecco 20. La mostra vuole indagare le origini del lavoro dell’artista, esponendo il ciclo pittorico “La Passeggiata di Buster Keaton”, creato nei primi anni Sessanta e rimasto fino ad ora inedito.

 Il titolo è attinto da un’opera teatrale di Federico Garcia Lorca, dal poeta stesso definita come farsa, scritta nel 1928 dopo l’incontro con Salvator Dalì. La contraddizione tra la leggerezza della passeggiata e l’enigmatica malinconia di Buster Keaton, per la giovanissima artista è lo spunto per una raffigurazione giocosa di spazi entro i quali si dibattono figurine dagli acidi colori ammiccanti che si narrano come diverse da quello che sono. Aggregate sulla soglia di una nuvola, si gettano nel nulla mentre la tromba del giudizio annuncia l’allegra, inconsapevole disfatta.

Grandissime tele, ma anche piccolissime, come quella che arricchisce l’esemplare n°1 del suo primo libro d’artista ispirato a “Tatane” del patafisico Alfred Jarry, anch’esso esposto in mostra. In quei primi anni ‘60 la borghesia milanese, desiderosa di rinnovarsi, si andava liberando delle cornici intagliate, o decorate a stucco, che ornavano i quadri di famiglia, per sostituirle con il listello bianco suggerito dagli architetti. La giovane artista ne trova, e se ne innamora, parecchie, presso il corniciaio Viganò, e fa preparare i telai in funzione delle cornici. La sofisticata, quanto incompresa, operazione, anticipa la messa in opera del Kitsch, la cui popolarità inizierà qualche anno dopo, in massima parte per lo studio che ne ha fatto Gillo Dorfles. Le cornici si mettono in antagonismo con la dilagante spazialità rosa, celeste, ma anche nera, mettendone in crisi la contagiosa allegria. Al tempo non capita, si convince di avere sbagliato, si libera momentaneamente di quasi tutte le cornici, per riproporle in mostra oggi, ricongiunte alle tele su cui sono parte integrante.

Dara Friedman
LVER
30 ottobre 2018 – 26 febbraio 2019

La Galleria Franco Noero è felice di presentare Lver, la prima personale di Dara Friedman a Torino, ospitata nello spazio ‘In Residence’ di Via Mottalciata.
Nella sua pratica artistica Dara Friedman utilizza suoni e immagini di tutti i giorni quale materiale di lavoro per le sue opere cinematografiche. Allieva del famoso regista austriaco Peter Kubelka, Friedman mette in scena le tendenze del cinema sperimentale del XX secolo in cui il medium viene ridotto alle sue caratteristiche più essenziali.

Al posto di trame lineari, i suoi films in genere ritraggono gesti e situazioni semplici che si svolgono secondo regole e linee guida predeterminate. Nonostante la rigida logica e disciplina di Friedman, il suo approccio rimane sfacciatamente sensuale ed emotivo. Con un ricco immaginario e una forte enfasi sull’esperienza corporea, i suoi films generano momenti di forte intensità catartica che si alternano a interludi sereni, persino euforici. Negli ultimi anni Friedman ha esplorato sempre di più i confini tra pubblico e privato, lavorando con musicisti, ballerini, attori e altri soggetti, selezionati attraverso audizioni. Queste collaborazioni sperimentali combaciano con lo sforzo di lunga data dell’artista di usare il suo lavoro come mezzo per generare empatia, nel tentativo di abbattere le barriere che separano lo spettatore dal soggetto, l’artista dal pubblico, il sé dal resto.

Lver è il nuovo film dell’artista realizzato appositamente per la mostra torinese: Lver crea una sinestesia, un’esperienza che introduce alla potente visione di un ur-mensch: una donna fallica.
L’artista medita sulle note iniziali della partitura di flauto del “Preludio al pomeriggio d’un fauno” di Claude Debussy, rielaborato strumentalmente in modo che il flauto si riveli come oggetto, che incarni sia qualità maschili che femminili e che diventi un mezzo di potere sciamanico: una bacchetta magica che si impugna e in cui si soffia, dotata di un condotto vuoto, un passaggio fisico per un vento vibrante, un vento di trasformazione.

Poema empirico, Lver si avvale di uno spettro non oggettivo di campi di colore che mira a dissolvere la materialità delle immagini – la donna che procede ad ampie falcate, un uomo che danza in una cucina, il flauto e le caverne di pietra rossa suscitano al contempo sensazioni di permanenza e caducità.

Dara Friedman è nata nel 1968 a Bad Kreunznach, Germania. Dara Friedman attualmente vive e lavora a Miami. Il suo lavoro è stato recentemente oggetto di un’ampia retrospettiva, Dara Friedman: Perfect Stranger, presso il PAMM Perez Art Museum Miami, per la quale è stato realizzato un catalogo ragionato distribuito da Prestel.Tra le sue mostre personali istituzionali ricordiamo: Aspen Art Museum (2017), Portikus, Francoforte (2017); Museum of Contemporary Art Detroit, Detroit (2014); Hammer Museum, Los Angeles (2013); Centre for Contemporary Art Ujazdowski Castle, Varsavia, Polonia (2013); The Kitchen, New York (2005); Kunstmuseum, Thun Svizzera; Museum of Contemporary Art, Los Angeles (2002). Tra le mostre colletttive: Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, DC (2013); MoMA PS1 Long Island City, New York; Whitney Museum of American Art, New York (2010); Schirn Kunsthalle Francoforte; Museum of Contemporary Art, Los Angeles, New Museum of Contemporary Art New York (2002). Friedman è stata premiata al Roma Prize nel 2000.

Rayyane Tabet


HIDDEN IN PLAIN SIGHT


30 ottobre 2018 – 26 febbraio 2019

 

La Galleria Franco Noero è felice di presentare HIDDEN IN PLAIN SIGHT, la prima mostra personale di Rayyane Tabet a Torino nello spazio di via Mottalciata. Per l’occasione Tabet ha realizzato un gruppo di sei opere nuove in cui accidentalmente si intrecciano le storie di un bar di Beirut, di una marca di birra poco conosciuta, di una fonderia a Torino, di un carattere diseg- nato nel 1934, di una serie di romanzi erotici e del più grande blocco di marmo che sia mai stato estratto a mano.

Il lavoro di Rayyane Tabet muove da oggetti e storie – spesso di natura personale – per addentrarsi in seguito in memorie e narrazioni a sé stanti. Influenzata dagli studi in architettura, l’opera di Tabet fa da contrappunto a quanto raccontato ufficial- mente, dando spunto a una lettura soggettiva di eventi storico-sociali tra i più rilevanti. Radicate in esperienza e ricerca diretta, le opere di Tabet fanno spesso uso di forme essenziali e minimaliste in modo da rivelare il potenziale che gli oggetti hanno di raccontare la propria storia.

Still life with neon, fridge and beer è un’installazione composta da una replica in scala 1:1 dell’insegna al neon “Torino Express” - un bar di Beirut il cui nome riporta ad un treno diretto a Torino – e di un frigorifero pieno di birre “Al Arz”. La marca è quella di una birra distribuita in Europa nei ristoranti, di dichiarata origine libanese ma che non si produce né si vende in quel paese. L’installazione descrive le caratteristiche di un bar “impossibile” in cui i due oggetti si incontrano e si attivano.

Arabic for all è un disegno murale basato su un foglio dimostrativo di un carattere chiamato Arabo Stretto, disegnato nel 1977 alla Fonderia Nebiolo di Torino subito dopo l’acquisizione della stessa da parte della FIAT, nel tentativo di aprirsi ai mercati emergenti del mondo arabo. Non conoscendo la lingua araba, il disegnatore del foglio dimostrativo lo ha realizzato mettendo i carartteri in sequenza casuale, senza nessun senso compiuto. Non ci furono ordini per il font e poco dopo la società dichiarò bancarotta. Arabic for all riporta il testo di prova senza alcun significato, traducendo le forme di un carattere mai realizzato, di una società chiusa da tempo, in un dipinto a parete di grande scala.

<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>
Pagina 1 di 100

 

bg_abece

Abbiamo collaborato con

891011

1234

891011

891011

8910bot

891011

Succ.
Previous