Eventi in archivio

Sebastiano Dammone Sessa

Traiettorie

20 settembre – 10 novembre 2018

Luce gallery, Torino

 

Il lavoro di Sebastiano Dammone Sessa, incentrato in prevalenza sulla stratificazione di materiali, tocca radici profonde, sensazioni, disagi, impronte che portano il significato del passaggio: le figure appaiono man mano che l’artista svolge il suo lavoro di inserimento di chiodi nella tavola, a volte più incisive a volte meno. Se ne ricavano quasi delle mappe o dei percorsi che, con il singolo laborioso procedere dell’aggiunta di ogni chiodo, scandito dal rumore del martello, ripercorrono vita vissuta o ricordi, come ad incidere ogni anfratto nella roccia scavata dal vento, una scultura che viene forgiata dall’artista invisibilmente all’interno della tavola.


Si tratta di un lavoro che richiama la tradizione artistica italiana, con forme aggraziate nella quali angoli del supporto sono ammorbiditi attraverso un processo di levigatura che ricompare sistematicamente nell’opera. I colori usati sono volutamente neutri, di un beige antico che allo stesso tempo scandisce una presenza, ovvero quel che delinea il gioco tra la luce e la superficie dei lavori dell’artista. Si tratta di un percorso che si snoda tra la classicità delle radici dei materiali usati ed il risultato finale, anch’esso improntato a forme neoclassiche. L’uso della ruggine su carta è portatore di vecchi ricordi - il tempo che corrode e consuma il ferro fino a trasformarlo - si tratta nuovamente di tracce o percorsi che non vengono pienamente controllati dall’artista, il quale si affida al destino del materiale usato. Tracce che si autoalimentano e che si fanno forza raggruppandosi.
Nel lavoro di Sebastiano Dammone Sessa tutti i sensi sono coinvolti, persino il tatto degli aculei conficcati ed il rumore assordante del chiodo che perfora la tavola di legno. Una volta creato, il lavoro dell’artista giace sordo ma porta dentro tutto quanto, e chi ammira l’opera rimane conscio del processo meticoloso usato dall’artista per immergersi nel lavoro.
I chiodi vengono piantati ad uno ad uno, con sofferenza e meraviglia ed ognuno rappresenta un punto, un momento, il singolo elemento.
“Traiettorie” è la prima mostra personale in galleria di Sebastiano Dammone Sessa, artista italiano, nato a Montreux nel 1981, e che vive e lavora a Cenadi, in provincia di Catanzaro.



 

LUCE GALLERY

Largo Montebello 40, 10124 Torino

T. +39 01118890206

www.lucegallery.com // Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Orari galleria: dal martedì al venerdì 15.30 – 19.30

OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO 2018

presenta

Francesca Sandroni

-10° minuto

 

12 settembre – 14 ottobre 2018

piazza bottesini, torino

 

 

Meno dieci gradi, il freddo non frena la volontà !!! A 10 minuti dall’inizio il campo immacolato attende i giocatori. L’incontro tra la cultura introspettiva nordica e l’ “extro-vertere” della parte più a sud del mondo genera la possibilità: “una nuova natura”.
Reykjavik 5 aprile

Il quinto manifesto dell’edizione 2018 di Opera Viva Barriera di Milano, progetto ideato da Alessandro Bulgini, curato da Christian Caliandro e dedicato al tema della “diversità” è l’ultima delle tre opere che hanno partecipato quest’anno alla open call e che sono state selezionate dalla giuria composta, oltre che da Bulgini e Caliandro, da Umberto Allemandi, Pietro Gaglianò, Luigi Ratclif e Roxy in the Box: -10° minuto di Francesca Sandroni. Il desolato paesaggio islandese di Reykjavík si apre improvvisamente a una possibilità, rappresentata dal campo da calcio. L’arte crea un intero mondo da un semplice ‘interstizio’. La diversità, dunque, intesa come collasso e insieme incontro di dimensioni diverse e apparentemente inconciliabili: interno e esterno, Nord e Sud, attitudine settentrionale e spirito meridiano. Questa coesione e convivenza - impossibile a prima vista – è in grado di generare un set improbabile e surreale, una situazione aliena che proprio nella sua “differenza” suggerisce un altro modo di esperire e percepire la realtà.

Così come nel caso delle altre due vincitrici della call (Irene Pittatore e Virginia Zanetti), la diversità viene articolata decisamente come inversione del punto di vista: il ruolo e la funzione dell’arte consistono dunque sempre nello spingerci fuori dalla nostra comfort zone verso una zona scomoda e inedita, imprevista, un territorio che forse neanche volevamo raggiungere. Quindi nel reimparare a scegliere consapevolmente la terra incognita – nel ricominciare a esplorare.

 

Con il Patrocinio di:

REGIONE PIEMONTE

CITTÀ DI TORINO

CIRCOSCRIZIONE 6

 

OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO

Un progetto di Alessandro Bulgini

A cura di Christian Caliandro

Promosso da Flashback, l’arte è tutta contemporanea

V artista: Francesca Sandroni, inaugurazione 12 settembre ore 19

12 settembre – 14 ottobre 2018

 

DAVIDE BALLIANO

Building Body

 

MARCA, Museo delle Arti Catanzaro

15 settembre – 11 novembre 2018

 

 

 

Il MARCA, Museo delle Arti della città di Catanzaro, è lieto di annunciare Building Body, la prima mostra personale istituzionale dell'artista Davide Balliano in Italia, realizzata in collaborazione con la galleria Luce Gallery di Torino, la Fondazione Rocco Guglielmo e l'Amministrazione Provinciale di Catanzaro.

Durante l'inaugurazione della mostra, sabato 15 settembre 2018, verrà presentata inoltre la monografia dell'artista, pubblicata in occasione dell'esposizione.

La procedura di composizione pittorica di Balliano a gesso nero e stucco articola forme geometriche variabili - archi dimezzati, spirali, dettagli architettonici barocchi e modernisti - su molteplici strati di diversi materiali. La parte grafica del suo lavoro è una forma di scrittura preliminare sottoposta durante le fasi di composizione a una progressiva alterazione, che agisce mediante la parziale erosione dei margini delle geometrie, l'irruzione di sgocciolature, graffi e dettagli irregolari. E' un processo che sottomette la forma bidimensionale del quadro a un'alterazione entropica, aprendola a una molteplicità di mutazioni e soluzioni espressive. Uno degli esiti di tale prassi di disordine controllato è sospingere la pittura di Balliano verso spazialità ibride e multidimensionali, non registrabili nei confini delle due dimensioni. Sin dall'uso del materiale di partenza,  tavole di legno invece di tele, le sue opere sembrano formalmente resistere non solo al canone novecentesco della flatness, ma anche all'identificazione con una dimensione univoca e letterale di pittura. Il superamento di una rigida classificazione nei termini di base per altezza inaugura infatti una dimensione spaziale che converge su di sé una molteplicità di elementi, plastici e materici, dando forma a un'esperienza non limitata alla sola percezione visiva. In Balliano opera la consapevolezza di una rinuncia a un'interpretazione strettamente razionalista della pittura ed in questo distacco si comprende la sua lontananza dalla fede nei principi della letteralità propria della grammatica del modernismo astratto del ventesimo secolo. E' la matrice genetica della sua pittura a ricercare allusioni tridimensionali, mediante irregolarità, stesure di colore molteplici e stratificazioni di materiali eterogenei. Due elementi sintattici dominano così la sua azione pittorica, l'impostazione formale e la sua dissoluzione, il canone del modello geometrico e la sua negazione, come un'eresia che annulli ogni volta daccapo la possibilità di giungere a un dogma definitivo. Ogni tavola di Balliano è una dimensione in divenire, un campo di azione dove l'artista interviene istruendo un processo creativo che si allontana il più possibile dall'ipotesi di un formalismo geometrico per fare irrompere uno spazio di trasformazione. Le opere dell'artista sono un tentativo di mediazione con l'entropia che determina ogni ambito dell'esperienza umana e naturale. Ciascuna di esse apre a scenari percettivi variabili, in alternanza tra forme predefinite e loro imperfezioni, superfici nitide e abrasioni. Le opere esito di questa evoluzione diventano sintesi di possibilità tattili e riferimenti architettonici, dimostrando come la pittura di matrice non figurativa non si sottragga all'elaborazione del reale ma sia esito di un più intenso confronto con i suoi dati.

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