Eventi in archivio

Mike Nelson

Cloak of rags (Tale of a dismembered bank, rendered in blue)

6 febbraio – 13 maggio 2017

 

Cloak of rags (Tale of a dismembered bank, rendered in blue), è una mostra personale che trova la sua origine in un altro luogo, all’interno di un altro edificio, la banca citata nel titolo. Prima della sua completa ristrutturazione, la sede di UBS – un edificio di nove piani situato nel cuore del Principato di Monaco – è stato trasformato da Mike Nelson in un’opera d’arte, una mostra commissionata dal Nouveau Musée National de Monaco, inaugurata nel Luglio 2016.

L’interno dell’intero edificio e ogni sua singola superficie - componenti architettoniche, arredi, oggetti – era stato ricoperto di vernice blu, un orizzonte che si apriva ad un paesaggio completamente diverso, chiamato Cloak. Una volta entrati si aveva la sensazione di essere immersi sott’acqua, o forse intrappolati nello schermo blu di un qualche dispositivo sconosciuto, con un senso della percezione e della realtà piuttosto alterati.Cloak è un’opera concepita in risposta all’edificio stesso, una riflessione sul suo stato corrente, sia sul suo valore come palazzo sede di una Banca nel centro di Monaco, sia in previsione della sua trasformazione in opera d’arte. La relazione tra denaro e arte, che si rispecchia nella geografia costantemente mutevole dei poteri e delle economie mondiali, ha spinto Nelson a pensare ai pigmenti, quali colori ma anche come valuta, come merce ricercata di scambio. Andando a ritroso nel corso della storia dell’arte, Nelson ha ricordato l’alto prezzo al quale veniva venduto il più prezioso tra i pigmenti, quello blu, l’oltremare. L’etimologia della parola è un riferimento letterale a ‘oltre il mare’, alla posizione delle miniere situate nel Nord-Est dell’Afghanistan viste dalla prospettiva dei mercanti italiani che per primi portarono il pigmento in Occidente nel XIV e XV secolo. L’oltremare è stato ampiamente utilizzato nella pittura di età rinascimentale e barocca, solitamente riservato alla rappresentazione delle linee fluide e cadenti del manto della Vergine, in Inglese Cloak. Tracce dell’uso di questo pigmento sono tuttavia presenti già in epoche precedenti: ad esempio nelle sepolture del Neolitico, nelle tombe egizie, nelle regioni di Sumer e di Ur in Mesopotamia. Il lapislazzuli, la pietra semi-preziosa da cui il pigmento era ricavato, è stato estratto per millenni dalle miniere nei monti dell’Afghanistan nord-orientale, divenendo in tempi recenti la più grande risorsa per i popoli Talebani dopo l’oppio. A Torino una nuova serie di sculture si lega direttamente alla conclusione del progetto espositivo a Monaco, continuandolo: vengono infatti riutilizzati per la loro realizzazione particolari architettonici, oggetti e materiali recuperati dall’edificio prima del loro smaltimento e della sua completa ristrutturazione.

NATHANIEL MARY QUINN

St. Marks

 

Opening 5 Novembre, ore 18.30

5 Novembre 2016 – 12 Gennaio 2017

 

Luce Gallery è lieta di annunciare la mostra personale St. Marks dell'artista americano Nathaniel Mary Quinn.

In mostra una serie di nuovi ritratti, dipinti figurativi su carta, che, ad un primo sguardo, appaiono collage data la frattura delle diverse parti della composizione, meticolosamente rappresentata con un iperrealismo atto a creare questa illusione.

Non si comprende bene se i ritratti vengano costruiti o scomposti. Nathaniel Mary Quinn di fatto trae ispirazione da diverse immagini e non nasconde di assemblarle in un'unica composizione, quasi a voler significare che in ognuno di noi esistono diverse sfaccettature della nostra personalità che, insieme, ne formano il carattere. Alla fine compare un solo ritratto di ricerca pseudo-cubista, che evidenzia la potenza dell'espressione artistica.

Il lavoro di Quinn è autobiografico e se nelle mostre personali che ha tenuto alla Rhona Hoffman Gallery di Chicago e a PACE Gallery di Londra, i riferimenti erano al suo passato vissuto nei ghetti di Chicago, oggi si riferisce alla realtà del quotidiano, con ritratti di persone che egli incontra a Brooklyn, dove vive e lavora.

La narrazione incontra la sua personale inventiva ricca di immagini, a volte grottesche o mostruose, ispirate dal ritrovamento di fotografie in riviste o fumetti. Ma se la fonte di ispirazione è dunque sempre presente, il dipinto viene svolto in modo indipendente nelle singole parti, quasi a voler frammentare l'immagine, in un continuo contrasto tra quanto è nitidamente dipinto e quanto rimane sfocato.

ALESSANDRO BULGINI

Opera Viva Barriera di Milano, corso Giulio

19 ottobre – 13 novembre

Il manifesto di Alessandro Bulgini che inaugura il 19 ottobre in piazza Bottesini chiude idealmente il percorso disegnato dal progetto Opera Viva Barriera di Milano nell’arco di questi sei mesi. Un gesto semplice e un simbolo potente: l’artista si carica sulle spalle il suo amico Jacob, giovane musicista originario della Guinea, e insieme attraversano corso Giulio Cesare, l’asse che taglia longitudinalmente il quartiere. Un asse che collega senza soluzione di continuità il centro benestante ed europeo della città a questa zona di confine assordante e meticcia, uno dei posti più contemporanei che si possano immaginare e abitare.

 L’opera – l’opera viva – consiste in questo gesto semplice e fondamentale, che dice il sostegno, la solidarietà, la fraternità, l’uguaglianza. E la visione per il futuro di un Paese e di un continente. Il riconoscimento dell’altro è la definizione di se stessi, coincide con la costruzione della propria identità: a patto che, come l’arte che la orienta, questa esperienza non afferisca a un “tempo libero” sganciato dalla normalità ma che diventi parte integrante della nostra vita quotidiana.

 Bulgini prosegue la sua ricerca: creare una forma con l’aria, con la strada, con l’esistenza – e una forma che condivida la medesima condizione informe, instabile, incerta e mutevole. Nel fare questo l’opera stessa si annulla, e al tempo stesso si completa, si dissolve perché appare in tutta la sua potenza ed energia dispiegata momentaneamente, è semplicemente nell’umanità di rapporti che si stabiliscono volta per volta, che faticosamente si costruiscono e si disfano.

La linea del tram tutta dritta punta a un orizzonte che non arriva mai.Passeggiando sul confine, dunque, si imparano un sacco di cose sul posto invisibile e inavvicinabile che chiamiamo casa.Con quest’opera si conclude la programmazione di che ha visto esposti in piazza Bottesini i lavori di Zanbagh Lotfi (31 maggio – 27 giugno), Andrea Mastrovito (29 giugno – 27 luglio), Aryan Ozmaei (31 luglio - 30 agosto), Saul Melman (5 - 30 settembre) e Gian Maria Tosatti (5 – 30 settembre), opere che parlano al quartiere e con il quartiere, diventando reali esempi di arte pubblica.

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