Eventi in archivio

 

GREG GONG

New works

23 febbraio – 6 maggio 2017

 

 

Luce Gallery è lieta di ospitare la seconda personale in galleria dell'artista californiano Greg Gong, che presenterà una nuova serie di dipinti.
 Partendo da un punto in cui il segno richiama il gesto naturale della mano del disegnatore, i dipinti di Greg Gong celano in realtà una complessa tecnica di svariati strati di pittura, su tela o pannelli, che svela l'assenza di contaminazione della purezza dell'immagine finale.

Il linguaggio formalista usato pare il tentativo dell'artista di imparare un esercizio che passa attraverso l'uso della ripetizione del disegno, del cerchio e di linee rette, nel contrasto tra la rappresentazione orizzontale e verticale.
 I colori sono istintivamente riferiti a quelli primari, che l'artista mischia sapientemente per arrivare a tinte raramente usate in una composizione che non nasconde velature e trasparenze. A volte l'immaginario appare come sfocato in richiamo alla natura del movimento.

Alcuni dipinti contengono la struttura del disegno in colori vibranti e non controllati in cui l'evoluzione artistica continua e ridefinisce la propria rappresentazione quasi a non arrivare mai alla fine. Questo continuo ripetersi di strati di pittura sono scelte ed indecisioni che influenzano l'artista, come la vita di ogni giorno, fatta di impercettibili ma significative deviazioni che formano il nostro destino. Nei colori di Gong non c'è contaminazione della sua franchezza, semmai troviamo esperienza e dolore, ma alla fine ogni strada e buona perché abile a ricordarci che nulla è veramente soddisfacente, anche quando la scelta è fatta ed il dipinto è terminato, è possibile trovare un altro punto, dubbio o progetto.

Greg Gong vive e lavora a Los Angeles. Nel 2014 ha esposto la sua prima mostra personale in Italia alla Luce Gallery. Nello stesso anno ha anche esposto in una doppia mostra alla Shane Campbell Gallery di Chicago. Il suo lavoro è anche stato esposto in una collettiva al Museo di Capodimonte, Napoli.

 

Greg Gong NEW WORKS

Luce Gallery, corso San Maurizio 25, Torino

dal martedì al sabato 15.30 – 19.30

www.lucegallery.com

Robert Mapplethorpe

2 novembre 2016 – 18 marzo 2017

 

La Galleria Franco Noero dato il grandissimo interesse riscosso tra il pubblico che non accenna a diminuire ha deciso di prolungare la mostra di Robert Mapplethorpe, realizzata per la prima volta nello spazio di Piazza Carignano 2, in collaborazione con The Robert Mapplethorpe Foundation.

Robert Mapplethorpe, straordinario e controverso esponente dell’avanguardia americana, è ancora oggi simbolo anticonformista di una contemporaneità senza tempo, avendo saputo impersonare un senso estremo di libertà che si esprime costantemente nell’intreccio tra la sua pratica artistica, gli aspetti privati e intimi della sua vita personale, i suoi compagni di strada, le celebrità e il pubblico. Ci si imbatte sempre in qualcosa di nuovo osservando le ricchissime prospettive che l’artista ci ha lasciato attraverso il suo corpus di lavori, consentendoci di trovare interpretazioni inedite a dispetto dello scorrere del tempo e dei cambiamenti nel gusto. Una straordinaria grazia si rivela in aspetti della vita che possono essere svelati solamente superando i confini, senza mai diventare artefatti o troppo compiacenti, giocando con il piacere e con il non convenzionale, mettendo in luce l’apparenza delle cose e non tenendo mai nascosto il loro lato oscuro.

La selezione di fotografie in mostra è una sequenza di associazioni, somiglianze e contrasti declinati nelle composizioni e nei generi cari all'artista: ritratto, natura morta, nudi maschili e femminili, parti del corpo e sensualità. Si tratta di un viaggio che spazia dalla freschezza adamantina dell'occhio giovanile dell'artista negli Settanta, caratterizzati da una insaziabile curiosità nutrita dalla fame di scoperta, ai momenti più stratificati e sofisticati degli anni Ottanta, venati di sottile edonismo e sapiente raffinatezza. Nei suoi scatti si rivela costantemente una profonda passione per la scultura classica in dialogo con una acuta conoscenza della stessa: la precisione formale e stilistica è il terreno su cui Mapplethorpe dimostra la sua abilità di cogliere l'inaspettato e creare un senso di misterioso stupore, nel contrasto mozzafiato tra luce e ombra.

Mike Nelson

Cloak of rags (Tale of a dismembered bank, rendered in blue)

6 febbraio – 13 maggio 2017

 

Cloak of rags (Tale of a dismembered bank, rendered in blue), è una mostra personale che trova la sua origine in un altro luogo, all’interno di un altro edificio, la banca citata nel titolo. Prima della sua completa ristrutturazione, la sede di UBS – un edificio di nove piani situato nel cuore del Principato di Monaco – è stato trasformato da Mike Nelson in un’opera d’arte, una mostra commissionata dal Nouveau Musée National de Monaco, inaugurata nel Luglio 2016.

L’interno dell’intero edificio e ogni sua singola superficie - componenti architettoniche, arredi, oggetti – era stato ricoperto di vernice blu, un orizzonte che si apriva ad un paesaggio completamente diverso, chiamato Cloak. Una volta entrati si aveva la sensazione di essere immersi sott’acqua, o forse intrappolati nello schermo blu di un qualche dispositivo sconosciuto, con un senso della percezione e della realtà piuttosto alterati.Cloak è un’opera concepita in risposta all’edificio stesso, una riflessione sul suo stato corrente, sia sul suo valore come palazzo sede di una Banca nel centro di Monaco, sia in previsione della sua trasformazione in opera d’arte. La relazione tra denaro e arte, che si rispecchia nella geografia costantemente mutevole dei poteri e delle economie mondiali, ha spinto Nelson a pensare ai pigmenti, quali colori ma anche come valuta, come merce ricercata di scambio. Andando a ritroso nel corso della storia dell’arte, Nelson ha ricordato l’alto prezzo al quale veniva venduto il più prezioso tra i pigmenti, quello blu, l’oltremare. L’etimologia della parola è un riferimento letterale a ‘oltre il mare’, alla posizione delle miniere situate nel Nord-Est dell’Afghanistan viste dalla prospettiva dei mercanti italiani che per primi portarono il pigmento in Occidente nel XIV e XV secolo. L’oltremare è stato ampiamente utilizzato nella pittura di età rinascimentale e barocca, solitamente riservato alla rappresentazione delle linee fluide e cadenti del manto della Vergine, in Inglese Cloak. Tracce dell’uso di questo pigmento sono tuttavia presenti già in epoche precedenti: ad esempio nelle sepolture del Neolitico, nelle tombe egizie, nelle regioni di Sumer e di Ur in Mesopotamia. Il lapislazzuli, la pietra semi-preziosa da cui il pigmento era ricavato, è stato estratto per millenni dalle miniere nei monti dell’Afghanistan nord-orientale, divenendo in tempi recenti la più grande risorsa per i popoli Talebani dopo l’oppio. A Torino una nuova serie di sculture si lega direttamente alla conclusione del progetto espositivo a Monaco, continuandolo: vengono infatti riutilizzati per la loro realizzazione particolari architettonici, oggetti e materiali recuperati dall’edificio prima del loro smaltimento e della sua completa ristrutturazione.

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