Eventi in corso

Eventi in corso (23)

Dara Friedman
LVER
30 ottobre 2018 – 26 febbraio 2019

La Galleria Franco Noero è felice di presentare Lver, la prima personale di Dara Friedman a Torino, ospitata nello spazio ‘In Residence’ di Via Mottalciata.
Nella sua pratica artistica Dara Friedman utilizza suoni e immagini di tutti i giorni quale materiale di lavoro per le sue opere cinematografiche. Allieva del famoso regista austriaco Peter Kubelka, Friedman mette in scena le tendenze del cinema sperimentale del XX secolo in cui il medium viene ridotto alle sue caratteristiche più essenziali.

Al posto di trame lineari, i suoi films in genere ritraggono gesti e situazioni semplici che si svolgono secondo regole e linee guida predeterminate. Nonostante la rigida logica e disciplina di Friedman, il suo approccio rimane sfacciatamente sensuale ed emotivo. Con un ricco immaginario e una forte enfasi sull’esperienza corporea, i suoi films generano momenti di forte intensità catartica che si alternano a interludi sereni, persino euforici. Negli ultimi anni Friedman ha esplorato sempre di più i confini tra pubblico e privato, lavorando con musicisti, ballerini, attori e altri soggetti, selezionati attraverso audizioni. Queste collaborazioni sperimentali combaciano con lo sforzo di lunga data dell’artista di usare il suo lavoro come mezzo per generare empatia, nel tentativo di abbattere le barriere che separano lo spettatore dal soggetto, l’artista dal pubblico, il sé dal resto.

Lver è il nuovo film dell’artista realizzato appositamente per la mostra torinese: Lver crea una sinestesia, un’esperienza che introduce alla potente visione di un ur-mensch: una donna fallica.
L’artista medita sulle note iniziali della partitura di flauto del “Preludio al pomeriggio d’un fauno” di Claude Debussy, rielaborato strumentalmente in modo che il flauto si riveli come oggetto, che incarni sia qualità maschili che femminili e che diventi un mezzo di potere sciamanico: una bacchetta magica che si impugna e in cui si soffia, dotata di un condotto vuoto, un passaggio fisico per un vento vibrante, un vento di trasformazione.

Poema empirico, Lver si avvale di uno spettro non oggettivo di campi di colore che mira a dissolvere la materialità delle immagini – la donna che procede ad ampie falcate, un uomo che danza in una cucina, il flauto e le caverne di pietra rossa suscitano al contempo sensazioni di permanenza e caducità.

Dara Friedman è nata nel 1968 a Bad Kreunznach, Germania. Dara Friedman attualmente vive e lavora a Miami. Il suo lavoro è stato recentemente oggetto di un’ampia retrospettiva, Dara Friedman: Perfect Stranger, presso il PAMM Perez Art Museum Miami, per la quale è stato realizzato un catalogo ragionato distribuito da Prestel.Tra le sue mostre personali istituzionali ricordiamo: Aspen Art Museum (2017), Portikus, Francoforte (2017); Museum of Contemporary Art Detroit, Detroit (2014); Hammer Museum, Los Angeles (2013); Centre for Contemporary Art Ujazdowski Castle, Varsavia, Polonia (2013); The Kitchen, New York (2005); Kunstmuseum, Thun Svizzera; Museum of Contemporary Art, Los Angeles (2002). Tra le mostre colletttive: Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, DC (2013); MoMA PS1 Long Island City, New York; Whitney Museum of American Art, New York (2010); Schirn Kunsthalle Francoforte; Museum of Contemporary Art, Los Angeles, New Museum of Contemporary Art New York (2002). Friedman è stata premiata al Roma Prize nel 2000.

Rayyane Tabet


HIDDEN IN PLAIN SIGHT


30 ottobre 2018 – 26 febbraio 2019

 

La Galleria Franco Noero è felice di presentare HIDDEN IN PLAIN SIGHT, la prima mostra personale di Rayyane Tabet a Torino nello spazio di via Mottalciata. Per l’occasione Tabet ha realizzato un gruppo di sei opere nuove in cui accidentalmente si intrecciano le storie di un bar di Beirut, di una marca di birra poco conosciuta, di una fonderia a Torino, di un carattere diseg- nato nel 1934, di una serie di romanzi erotici e del più grande blocco di marmo che sia mai stato estratto a mano.

Il lavoro di Rayyane Tabet muove da oggetti e storie – spesso di natura personale – per addentrarsi in seguito in memorie e narrazioni a sé stanti. Influenzata dagli studi in architettura, l’opera di Tabet fa da contrappunto a quanto raccontato ufficial- mente, dando spunto a una lettura soggettiva di eventi storico-sociali tra i più rilevanti. Radicate in esperienza e ricerca diretta, le opere di Tabet fanno spesso uso di forme essenziali e minimaliste in modo da rivelare il potenziale che gli oggetti hanno di raccontare la propria storia.

Still life with neon, fridge and beer è un’installazione composta da una replica in scala 1:1 dell’insegna al neon “Torino Express” - un bar di Beirut il cui nome riporta ad un treno diretto a Torino – e di un frigorifero pieno di birre “Al Arz”. La marca è quella di una birra distribuita in Europa nei ristoranti, di dichiarata origine libanese ma che non si produce né si vende in quel paese. L’installazione descrive le caratteristiche di un bar “impossibile” in cui i due oggetti si incontrano e si attivano.

Arabic for all è un disegno murale basato su un foglio dimostrativo di un carattere chiamato Arabo Stretto, disegnato nel 1977 alla Fonderia Nebiolo di Torino subito dopo l’acquisizione della stessa da parte della FIAT, nel tentativo di aprirsi ai mercati emergenti del mondo arabo. Non conoscendo la lingua araba, il disegnatore del foglio dimostrativo lo ha realizzato mettendo i carartteri in sequenza casuale, senza nessun senso compiuto. Non ci furono ordini per il font e poco dopo la società dichiarò bancarotta. Arabic for all riporta il testo di prova senza alcun significato, traducendo le forme di un carattere mai realizzato, di una società chiusa da tempo, in un dipinto a parete di grande scala.

Francesco Vezzoli

C-CUT Homo Ab Homine Natus

1 novembre 2018 – 12 gennaio 2019

 

C-CUT - Homo Ab Homine Natus è la terza personale di Francesco Vezzoli presso la Galleria Franco Noero,

per la prima volta ospitata negli spazi di Piazza Carignano 2.

L’opera che da il titolo alla mostra porta alle estreme conseguenze la pratica adottata da Vezzoli fin dall’inizio della sua produzione scultorea: un’estetica del pastiche che si realizza attraverso l’unione arbitraria, basata però su criteri storici inconfutabili, di elementi diversi e apparentemente lontani fra loro.

Uno stile che trova il suo fondamento nella reinvenzione dell’abitudine diffusa in epoca romana di copiare le opere greche più antiche, senza effettuare una distinzione di valore tra originale e copia - al punto che spesso gli adattamenti venivano realizzati in maniera assai libera, inserendo elementi e dettagli legati alla realtà in cui vivevano l’autore della copia e il suo committente.

Una pratica che, sebbene in altra forma, caratterizza anche l’epoca rinascimentale e barocca, quando gli scultori, spesso anche i più noti, venivano chiamati a “completare” gli originali romani rinvenuti frammentati o lacunosi di alcune parti.

L’opera C-CUT è realizzata a partire da una tipica scultura da giardino in cemento del XX secolo, che

rappresenta un milite romano; sulla schiena di questo finto antico compare un “taglio” in bronzo, rimando iconografico ai ‘Concetti Spaziali’ di Lucio Fontana, dal quale fuoriesce una testa virile marmorea originale del periodo tardo repubblicano (circa 50 AC - 37 DC).

Mentre la scultura gira su sé stessa come un inquietante carillon, lo spettatore è chiamato ad assistere ad un atto del tutto eccezionale: un parto “sovrumano” in cui un uomo viene alla luce squarciando violentemente la schiena di un altro uomo.

L’allestimento ideato da Filippo Bisagni coinvolge l’intero spazio della galleria ed è concepito come un percorso che prepara e congeda lo spettatore prima e dopo la visione della scultura: l’atmosfera che connota le stanze completamente vuote rimandano all’immaginario di certo cinema horror italiano degli anni ’70, spesso debitore della mitologia che lega la città di Torino all’occulto; la colonna sonora di Wendy Carlos esaspera un clima in bilico tra l’elemento orrorifico e il divertissement puerile.

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