2017

2017 (7)

 

Markus Raetz

 

29 luglio - 2 settembre 2017

 

Galleria Monica De Cardenas

 

Zuoz, Svizzera

 

 

La galleria Monica De Cardenas è lieta di presentare nella sede di Zuoz, a partire dal 29 luglio, una mostra personale di Markus Raetz, a dieci anni dalla precedente monografica che aveva inaugurato la sede. La galleria di Zuoz è ospitata in una casa del XV secolo, riattata dall'architetto Hans-Jürg Ruch con l’intento di conservarne la struttura e le caratteristiche originarie: il risultato sono 400 mq inondati dalla luce primitiva e diretta dell’alta Engadina. E’ sotto questa luce e questo sguardo che le opere di Markus Raetz, artista svizzero tra i più importanti al mondo (anche secondo un recente sondaggio proposto dalla rivista Le Matin Dimanche a 12 esperti internazionali di arte contemporanea) risaltano nello spazio.

In mostra una trentina di lavori, opere su carta e sculture, che riflettono sul linguaggio dell'arte in quanto percezione visiva con immagini essenziali e poetiche. Le opere ripercorrono il percorso artistico di Raetz dagli anni Settanta ad oggi e quindi le tematiche che ne costituiscono il fil rouge; in primo luogo il costante interesse per il fenomeno della percezione, che egli esplora grazie ad una serie di soggetti ricorrenti come le parole, i paesaggi e le vedute o ancora le fisionomie e i volti. Grazie a un approccio al tempo stesso ludico e concettuale questi soggetti, in apparenza semplici e accessibili, rivelano nelle creazioni di Raetz la complessità della realtà che ci circonda. Ampio spazio è dedicato all’opera incisa, ambito prediletto dall’artista che negli anni ha esplorato le varie tecniche calcografiche alla ricerca di una sempre maggiore libertà creativa. Le sperimentazioni di Raetz sono accompagnate da una parallela ricerca in ambito plastico come testimoniano le numerose sculture da lui realizzate negli anni. Si tratta sovente di opere che si trasformano sotto lo sguardo dello spettatore, mutando aspetto e significato, a seconda del punto di vista scelto. Una parola può quindi trasformarsi nel suo esatto contrario o il profilo della pipa di Magritte trasformarsi in volute di fumo. Nelle opere di Raetz coesistono gli opposti e niente è come appare al primo sguardo. L’artista approfondendo il concetto di anamorfosi, invita ad addentrarsi nei fenomeni, comprenderli e scoprirli.

Markus Raetz vive e lavora a Berna. Dal 1966 ad oggi ha esposto in numerose gallerie e musei, tra gli altri al Kunsthaus di Zurigo (1975), allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1979), al New Museum di New York (1988), alla Serpentine Gallery di Londra (1993) e al Museum der Moderne di Salisburgo (2006); più recentemente nel 2011 alla Bibliothèque Nationale di Parigi e al MAMCO di Ginevra. Nel 2012 - 2013 il Kunstmuseum Basel ha presentato una grande retrospettiva di suoi disegni e nel 2016 il MASI di Lugano gli ha dedicato una mostra monografica di oltre 150 opere. L’artista ha rappresentato la Svizzera, alla Biennale di Venezia nel 1988 e partecipato a Documenta a Kassel nel 1968, nel 1972 e nel 1982. Le sue opere si trovano nelle collezioni del MoMa di New York, della Tate Gallery di Londra, del Centre Pompidou di Parigi, del Museo d’Arte Moderna di Francoforte e dei maggiori musei svizzeri.

 

 

OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO

presenta

RAFFAELE FIORELLA

Tassoeleonora

31 maggio – 30 giugno 2017

Piazza Bottesini, Torino

Inaugurazione e video mapping 31 maggio ore 21.30

 

Il manifesto animato: con Raffaele Fiorella il manifesto di Piazza Bottesini prende vita e diventa realmente opera viva grazie al video mapping.

 

La seconda edizione di Opera Viva Barriera di Milano, il progetto artistico urbano sostenuto dalla fiera Flashback, inaugura con un manifesto realizzato per l’occasione da Raffaele Fiorella (Barletta 1979) ispirandosi alle Operette morali di Giacomo Leopardi – il testo e la figura che danno non il tema ma il tono, il mood, l’atmosfera generale ai lavori di quest’anno.

In particolare, l’opera è liberamente tratta dal Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare, una delle più affascinanti e straniate tra le “prosette satiriche” di Leopardi. Tasso, rinchiuso in prigione, parla con il Genio (proiezione immaginaria, allucinatoria di se stesso), e in una sorta di sogno nel sogno fantastica di Eleonora D’Este, la donna amata e sorella del Duca di Ferrara Alfonso II, che diventa una sorta di proiezione-protezione contro la sofferenza, le “sciagure” e la durezza della realtà umana: “Ogni volta che ella mi torna alla mente, mi nasce un brivido di gioia, che dalla cima del capo mi si stende fino all’ultima punta de’ piedi; e non resta in me nervo né vena che non sia scossa. Talora, pensando a lei, mi si ravvivano nell’animo certe immagini e certi affetti, tali, che per quel poco tempo, mi pare di essere ancora quello stesso Torquato che fui prima di aver fatto esperienza delle sciagure e degli uomini, e che ora io piango tante volte per morto.”

Questa storia delicata e folle viene reinterpretata da Fiorella attraverso un’immagine immediata e a più livelli, evanescente, in grado di combinare e fondere grafica, linguaggio pubblicitario, poesia e arte contemporanea. In occasione dell’inaugurazione il poster verrà “animato” dall’autore nel corso della serata attraverso un videomapping.

La pratica artistica di Raffaele Fiorella abbraccia diversi media - installazione, video e scultura - creando i suoi mondi paralleli sfruttando ingegnosamente le potenzialità dell’arte digitale. In bilico tra poesia e vita ordinaria, il suo lavoro appare come un sottile e sofisticato gioco di contraddizioni. Si tratta di processi d’ibridazione che scivolano all’interno un universo asettico e vuoto, e appaiono come una proiezione concreta dell’io individuale e al tempo stesso una ridefinizione dell’identità collettiva. Un passaggio che definisce un universo sempre ironico e impegnato, contraddittorio e gentile, un sistema apparentemente addomesticato nel quale affiorano con discrezione piccole e sottili fratture. La sua ricerca racconta la gente, le strade e la vita quotidiana nella sua complessità poetica, ricreando luoghi della memoria e dell’illusione che si traducono in quelli che l’autore definisce “land-escapes”: fughe dai luoghi, dagli spazi reali, per rifugiarsi in un mondo altro, fantasticato, ricordato o anche semplicemente simulato.

Tra le sue mostre personali: Menzogna (Galleria Ninni Esposito arte contemporanea, Bari 2015); Duel, a cura di Antonio Frugis (Fondazione Museo Pino Pascali, Polignano a Mare 2014); Landscapes (Istituto Italiano di Cultura, Pechino 2012); Senso Plurimo, a cura di Marinilde Giannandrea (Cantieri Teatrali Koreja, Lecce 2011). Tra le principali mostre collettive a cui ha partecipato: La prima notte di quiete, a cura di Christian Caliandro (ArtVerona / MyHomeGallery, Verona 2016); Unodiuno (Spazio Nea, Napoli 2016); Syntesis, a cura di Rosalba Branà (Fondazione Museo Pino Pascali, Polignano a Mare); Home, my place in the world, a cura di Lia De Venere (La Galleria Pall Mall, Londra 2012); III Moscow Biennial, Moscow Museum of Modern Art (Mosca 2012).

 

***OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO, parte seconda // operette morali

Rotatoria di piazza Bottesini - Torino

1° artista Raffaele Fiorella – 31 maggio ore 21.30

 

La Galleria Monica De Cardenas inaugura a Milano la prima mostra italiana di Katherine Bradford, giovedì 8 giugno alle ore 18.30

I dipinti recenti di Bradford, che rappresentano figure umane nell’acqua, sono al tempo stesso giocosi e profondi. Dipingere e nuotare hanno in comune l’immersione e una certa perdita di controllo, che è insieme selvaggia e strutturata. Il corpo nell’acqua ci mette in relazione con questo elemento fluido, profondo e insondabile.

I nuotatori di Bradford non sono illuminati da una fonte di luce esterna, ma sembrano emanare luminosità, mentre il paesaggio appare lattiginoso e onirico. Ciò proviene dal suo modo di dipingere: la pittrice infonde luce e vita alle sue tele. L’artista trascorre mesi e talvolta anni a realizzare le superfici dei suoi dipinti, che cambiano lentamente attraverso la stesura di vari strati di pittura acrilica. Quest’attività graduale crea nelle sue tele un senso di oscillazione e fluttuazione; l'atto di spostare una figura un po’ più a destra o a sinistra diviene sia la storia, che la superficie del dipinto finale.

Bradford parla spesso dell'umorismo nelle sue opere. In passato i suoi contenuti andavano più chiaramente in quella direzione: UFO, Superman, pugili magri con guantoni sollevati e transatlantici solitari ne erano i protagonisti e venivano usati per creare un'autoironica enciclopedia pop. I dipinti recenti contengono pathos e humor in uguale misura. Sono sempre più coinvolgenti perché, anche se l’artista rappresenta situazioni specifiche, sfiora continuamente grandi temi, quali paura, meraviglia, vulnerabilità, arroganza e gioia. Ambienta le sue opere in scenari ampi, quasi planetari; le figure si muovono lungo la superficie della terra, tra il mondo sommerso e lo spazio infinito. I dipinti suggeriscono un coinvolgimento fatto di incanto e beatitudine, ma anche di smarrimento e transitorietà, emanando una luce che sembra ultraterrena. È facile immaginare l’artista al lavoro, che lentamente dipinge e cancella, trovando piacere e creando mondi nuovi mentre attinge dalla memoria e dalle sensazioni, raggiungendo il pieno equilibrio e controllo della sua poetica.

Katherine Bradford è nata nel 1942 a New York, vive e lavora a Brooklyn, New York e Brunswick, Maine. Le sue opere sono state esposte al P.S.1, al Brooklyn Museum e in numerose gallerie a New York e all'estero. Nel 2011 Bradford è stata premiata con una borsa di studio del Guggenheim e nel 2012 con il Joan Mitchell Grant. Ha insegnato a Skowhegan nel 2009 e per molti anni ha insegnato al MFA dell'Accademia di Belle Arti a Philadelphia. Le sue opere sono nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art, del Brooklyn Museum e del Portland Museum of Art.

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