2018

2018 (23)

La VI edizione, di flashback  approda su ‘le rive’ del Pala Alpitour di Torino il 1 novembre rivelando le novità di quest’anno: tra le gallerie, tante conferme, graditi ritorni e ‘new entries’; un programma ricco e articolato che comprende lo special project Opera Viva di Alessandro Bulgini, le flashback exhibition - il live painting di Francesco Valeri e le opere di Tony Matelli -, i flashback sound che vanno dalla performance sonora ai mixing sound, passando per l’art lounge room, i flashback lab di Mariachiara Guerra, i numerosi flashback talk, le art class e la sezione flashback video con un’installazione ad altissima definizione di Quayola.

 Il filo conduttore di flashback 2018 è mutuato dal libro di fantascienza di Chad Oliver Le rive di un altro mare che racconta di rapporti tra realtà differenti e in continua ridefinizione, un dialogo tra diverse forme di civiltà, diversi mondi. E così anche le opere d’arte presenti in fiera sono l’emblema dell’idea di mixité culturale e temporale come attitudine antropologica, tipica dell’approccio di flashback, e la conferma del claim che da sempre accompagna la fiera ovvero l’arte è tutta contemporanea.

Le gallerie che quest’anno hanno condiviso la proposta delle direttrici Stefania Poddighe e Ginevra Pucci sono Aleandri Arte Moderna, Roma (I) - W. Apolloni, Roma (I) - Arcuti Fine Art, Roma (I) - Benappi Arte Antica e Moderna, Torino (I) - Biasutti & Biasutti, Torino (I) - Maurizio Candiani, San Mauro Torinese TO (I) - Galleria Luigi Caretto, Torino (I), Madrid (E) - Caretto & Occhinegro, Torino (I) - Mirco Cattai Fine Art & Antique Rugs, Milano (I) - Cecchetto e Prior Alto Antiquariato, Asolo TV, Castelfranco Veneto TV (I) - Ceci Antichità, Serramazzoni MO (I) - Glenda Cinquegrana Art Consulting, Milano (I) - Copetti Antiquari, Udine (I) - Galleria Del Ponte, Torino (I) - F & F Antichità, Perugia (I) - Enrico Frascione, Firenze (I) - Frascione Arte, Firenze (I) - Galleria dello Scudo, Verona (I) - Galleria Giamblanco, Torino (I) - Gilistra Japanese Art, Torino (I) - Galleria del Laocoonte, Roma (I) -  Il Cartiglio, Torino (I) - Il Castello, Milano (I) - Cesare Lampronti, Londra (UK), Roma (I) - Maison d’Art, Monaco (MC) - Gallerie Maspes, Milano (I) - Mazzoleni, Londra (UK), Torino (I) - MB Arte Libri, Milano (I) - Il Mercante delle Venezie, Vicenza (I) - Lorenzo e Paola Monticone Gioielli d'epoca, Torino (I) - Moretti Fine Art, Londra (UK), Monaco (MC), Firenze (I) - Galleria Mossini, Mantova (I) - Open Art, Prato (I) - Pegaso, Giussago PV (I) - Flavio Pozzallo, Oulx TO (I) - Galleria Allegra Ravizza, Lugano (CH), Honolulu HI (USA) - Galleria d'Arte Roccatre, Torino (I) - Galleria Russo, Roma (I) - Schreiber Collezioni, Torino (I) - Secol-Art di Masoero, Torino (I) - Galleria Silva, Milano (I) - Gian Enzo Sperone, Sent (CH), New York (USA) - Società di Belle Arti, Viareggio LU (I) - Galleria Torbandena, Trieste (I) - Tornabuoni Arte, Firenze, Milano, Forte dei Marmi LU (I), Parigi (F), Londra (UK) - Untitled Association, Roma (I).

 Le opere di flashback 2018 rappresentano la reale possibilità di convivenza e mescolanza di stili, epoche e culture. Opere come Teseo Che Uccide Il Minotauro, una pelika attica del V secolo a.c. della galleria Maurizio Candiani o la Coppia di versatoi a guisa di oca, dinastia Han occidentali (206 a. C. - 9 d.C.), di Schreiber Collezioni, fino ai lavori dell’artista ungherese Hopp-Halasz degli anni ‘70 o le sculture di Luigi Ontani che raffigurano l’incontro/scontro tra diversi e l’incanto dell’eterogeneità. Segnaliamo nell’insieme espositivo alcune tra le opere dedicate al mare, all’acqua, al viaggio, dunque particolarmente affini al tema di quest’anno: il Nauta in piombo di Francesco Somaini, navigatore e marinaio, esposto alla XXX Biennale di Venezia, di Open Art; Xe-Hal, il volo del gabbiano, simbolo del sacrificio e del viaggio alla ricerca della conoscenza, di Piero Gilardi della galleria Biasutti & Biasutti; l’aura romantica e le suggestioni cromatiche del vedutismo settecentesco di Francesco Fidanza nella Scena di pescatori in un porto mediterraneo di Maison d’Art. Il sensazionale Senza Titolo di Alberto Savinio del 1930 della galleria Mazzoleni che ci mostra l’approdo su Le rive di un altro mare (il viaggio, e in particolare il mito degli argonauti, è infatti un tema caro a Savinio: 50 eroi sotto la guida di Giasone compiono un avventuroso viaggio a bordo della nave Argo alla ricerca del vello d’oro, alla scoperta dunque di nuovi mondi e di nuove opportunità). Infine, le donne e l’acqua: la Venere anadiomene II nascente dal mare di Carlo Carrà della Galleria dello Scudo e la scultura raffigurante La Temperanza impegnata nello scambio delle acque di Jacopo della Pila (attestato a Napoli tra il 1470 – 1520) di F & F Antichità.

Il format di flashback nasce con la consapevolezza che immagine e contenuti siano gli elementi necessari per strutturare un progetto che rappresenti realmente la contemporaneità di tutta l’arte.

È per questo che, per il secondo anno consecutivo, la progettazione è realizzata da startarch, studio di architetti composto principalmente da under 30 che vuole affermarsi come punto di riferimento per chi vuole ideare e progettare cultura. Flashback diventa ispirazione per chi si trova ad affrontare la sfida della ridefinizione e dell’innovazione, facendo dialogare le molteplici realtà che caratterizzano la manifestazione. La dinamicità e la fluidità diventano il fulcro del percorso espositivo permettendo ai visitatori di immergersi in un’altra dimensione, abbattendo il ‘muro’ tra arte e visitatore.
Ed è grazie all’allestimento realizzato da Fast Events, che per il sesto anno consecutivo si è dimostrata un partner tecnico affidabile, che il progetto è approdato su Le rive di un altro mare in sole 36 ore. 
 
I contenuti di flashback vengono divulgati attraverso un racconto innovativo dell’arte storicizzata: il flashback storytelling e le flashback art class, le lezioni di storia dell’arte ‘tutta contemporanea’ che indagano l’opera in un orizzonte atemporale, sono gli elementi attraverso i quali modificare il linguaggio e la lettura dell’opera d’arte.
 

Un cenno particolare meritano le flashback exhibition di Francesco Valeri e Tony Matelli che amplificano il racconto e aprono le porte a un mondo nuovo su Le rive di un altro mare.

In The Wanderer, Hunter and Reverie di Matelli si respira un gioco fatto di impulsi contraddittori, gli stessi impulsi, le stesse paure e la stessa curiosità che scaturiscono dal viaggio alla scoperta dell’altro e dell’altrove. Mentre ne Le rive di un altro mare, in un contesto senza tempo, sospeso e in bilico tra passato e futuro, tra nuovo e antico, due personaggi appartenenti a tradizioni e a identità diverse stabiliscono un contatto, un incontro fatto di strani strumenti: una lampadina infatti fuoriesce dall’orecchio dell’’occidentale’, mentre la mazza-scettro dell’’indigeno’ gli solletica la guancia. In che mondo siamo? 

E così, come i naufraghi sopravvissuti su un’isola di sogni, siamo anche noi invitati a dedicarci alle nostre paure, ansie, sentimenti di abbandono, ma anche alla curiosità e al senso del mistero.

Infine i flashback sound, in particolare ADD di Francesca Sandroni - che negli spazi del progetto Opera Viva Barriera di Milano (ideato da Alessandro Bulgini e curato da Christian Caliandro) agisce stratificandosi come atto ludico estemporaneo di contatto e di interazione con l’altro da sé - e l’art lounge room di Andrea Vailati Canta - il cui format è quello dei live dai locali caldaie che negli anni ha saputo assumere sempre più spessore e autenticità - in cui la partecipazione attiva cambia la narrazione e il pubblico diventa parte integrante della performance.

 Questa edizione conferma dunque tutte le intenzioni con le quali la manifestazione è stata fondata ed è cresciuta; il lavoro costante delle direttrici Stefania Poddighe e Ginevra Pucci che portano avanti un discorso di contemporaneità dell’arte parlando di opere che spaziano tra vari secoli, ha convinto e coinvolto sempre più galleristi offrendo una visione diversa sulla storia dell’arte ma anche sulla storia di oggi; un approccio più versatile e meno rigido che ha permesso a un pubblico sempre più vasto di godere di opere d’arte non più percepite come lontane da sé – per motivi temporali o culturali – ma finalmente ‘vissute’ come esperienza concreta nel qui e ora. Questo sincretismo è ciò che ha permesso a flashback di crescere esponenzialmente negli anni ed è ciò che contraddistingue il progetto, nato all’insegna di una sfida culturale che si rinnova annualmente e che annualmente si ispira alla vita. E dato che quest’anno il tema è la diversità, è dunque interessante approdare insieme su Le rive di un altro mare connettendo in profondità zone temporali diverse: l’antico, il moderno e il contemporaneo nel suo farsi.

 

 

flashback 2018, l’arte è tutta contemporanea, sesta edizione, le rive di un altro mare

sede: pala alpitour

ingresso: corso sebastopoli 123 

anteprima stampa: mercoledì 31 ottobre 2018, h. 11 / 13

anteprima: mercoledì 31 ottobre 2018, h. 16 (solo su invito) 

inaugurazione: mercoledì 31 ottobre 2018, h. 18 (solo su invito) 

apertura al pubblico: da giovedì 1 novembre a domenica 4 novembre 2018, h. 11 / 20

biglietti: intero: € 10; ridotto: € 8; riduzioni previste per legge; ridottissimo: € 5, Abbonamento Torino Musei, Abbonamento Musei Lombardia Milano, Torino + Piemonte Contemporary Card, Touring Club Card; gratuito: giovedì 1 novembre Abbonamento Torino Musei, Abbonamento Musei Lombardia Milano, Torino + Piemonte Contemporary Card, Touring Club Card, mef, gratuità previste per legge.

 


 

OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO 2018

 presenta

 Alessandro Bulgini

Accesso libero al mare (2018)

 

 17 ottobre – 11 novembre 2018

Piazza Bottesini, Torino

 

 

Con il sesto e ultimo manifesto si completa l’edizione 2018 di Opera Viva Barriera di Milano, progetto ideato da Alessandro Bulgini, curato da Christian Caliandro e dedicato quest’anno – come Flashback che lo sostiene – al tema della diversità, della mixité sociale, culturale e temporale.

“L’immagine di Bulgini inquadra un angolo urbano di Barriera di Milano, e una serie di ante di armadio piuttosto malridotte, appoggiate al muro di mattoni: su tre di queste, una scena marina d’antan, con velieri, onde e marinai sulla costa, seduti a chiacchierare e a raccontarsi storie. A tagliare orizzontalmente il manifesto, un nastro rosso (posizionato sulla linea di demarcazione dell’opera viva che caratterizza la ricerca dell’artista, e che dà il titolo all’intero progetto) indica l’accesso libero al mare come diritto fondamentale e inalienabile. Che senso ha segnalarlo proprio in Barriera di Milano a Torino, in un luogo molto molto lontano (fisicamente e spiritualmente) dal mare e dai mari italiani? In questo risiede la diversità che dà il senso a tutta la sequenza di opere e manifesti che ci hanno accompagnato da maggio fin qui. In questo caso, il mare e l’accesso libero a esso diventano una possibilità estrema, la capacità di capovolgere il punto di vista e di ricreare una realtà laddove esistono solo indicazioni, semi, potenzialità, immaginazioni: che è poi il significato dell’arte di ogni epoca. Così un’anta, una semplice anta può diventare in un istante una finestra aperta su un altro mondo, su un’altra dimensione.” C. Caliandro.

Bulgini ci regala una porta di accesso al mare e dal mare, un mare liberato, un passaggio verso l’altrove. L’Opera viva, la linea di galleggiamento delle barche, il nastro rosso, è la demarcazione, il confine che ci divide da ciò che vive in un altro luogo e in altro tempo. Il passaggio verso la libertà implica il superamento della barriera per conquistare il nostro accesso al mare.

L’opera è viva dunque nella sua parte meno accessibile, una parte che va indagata volontariamente lanciando lo sguardo oltre l’orizzonte. È lì che vive l’opera e che la vita si dispiega, lì dove si mescolano le carte, sulle rive di un altro mare, dove i marinai raccontano e le storie si confondono, dove il tempo e le differenze sono sospese ma l’accesso al mare sa di libertà.

Sebastiano Dammone Sessa

Traiettorie

20 settembre – 10 novembre 2018

Luce gallery, Torino

 

Il lavoro di Sebastiano Dammone Sessa, incentrato in prevalenza sulla stratificazione di materiali, tocca radici profonde, sensazioni, disagi, impronte che portano il significato del passaggio: le figure appaiono man mano che l’artista svolge il suo lavoro di inserimento di chiodi nella tavola, a volte più incisive a volte meno. Se ne ricavano quasi delle mappe o dei percorsi che, con il singolo laborioso procedere dell’aggiunta di ogni chiodo, scandito dal rumore del martello, ripercorrono vita vissuta o ricordi, come ad incidere ogni anfratto nella roccia scavata dal vento, una scultura che viene forgiata dall’artista invisibilmente all’interno della tavola.


Si tratta di un lavoro che richiama la tradizione artistica italiana, con forme aggraziate nella quali angoli del supporto sono ammorbiditi attraverso un processo di levigatura che ricompare sistematicamente nell’opera. I colori usati sono volutamente neutri, di un beige antico che allo stesso tempo scandisce una presenza, ovvero quel che delinea il gioco tra la luce e la superficie dei lavori dell’artista. Si tratta di un percorso che si snoda tra la classicità delle radici dei materiali usati ed il risultato finale, anch’esso improntato a forme neoclassiche. L’uso della ruggine su carta è portatore di vecchi ricordi - il tempo che corrode e consuma il ferro fino a trasformarlo - si tratta nuovamente di tracce o percorsi che non vengono pienamente controllati dall’artista, il quale si affida al destino del materiale usato. Tracce che si autoalimentano e che si fanno forza raggruppandosi.
Nel lavoro di Sebastiano Dammone Sessa tutti i sensi sono coinvolti, persino il tatto degli aculei conficcati ed il rumore assordante del chiodo che perfora la tavola di legno. Una volta creato, il lavoro dell’artista giace sordo ma porta dentro tutto quanto, e chi ammira l’opera rimane conscio del processo meticoloso usato dall’artista per immergersi nel lavoro.
I chiodi vengono piantati ad uno ad uno, con sofferenza e meraviglia ed ognuno rappresenta un punto, un momento, il singolo elemento.
“Traiettorie” è la prima mostra personale in galleria di Sebastiano Dammone Sessa, artista italiano, nato a Montreux nel 1981, e che vive e lavora a Cenadi, in provincia di Catanzaro.



 

LUCE GALLERY

Largo Montebello 40, 10124 Torino

T. +39 01118890206

www.lucegallery.com // Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Orari galleria: dal martedì al venerdì 15.30 – 19.30

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