2018

2018 (23)

OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO 2018

presenta

Francesca Sandroni

-10° minuto

 

12 settembre – 14 ottobre 2018

piazza bottesini, torino

 

 

Meno dieci gradi, il freddo non frena la volontà !!! A 10 minuti dall’inizio il campo immacolato attende i giocatori. L’incontro tra la cultura introspettiva nordica e l’ “extro-vertere” della parte più a sud del mondo genera la possibilità: “una nuova natura”.
Reykjavik 5 aprile

Il quinto manifesto dell’edizione 2018 di Opera Viva Barriera di Milano, progetto ideato da Alessandro Bulgini, curato da Christian Caliandro e dedicato al tema della “diversità” è l’ultima delle tre opere che hanno partecipato quest’anno alla open call e che sono state selezionate dalla giuria composta, oltre che da Bulgini e Caliandro, da Umberto Allemandi, Pietro Gaglianò, Luigi Ratclif e Roxy in the Box: -10° minuto di Francesca Sandroni. Il desolato paesaggio islandese di Reykjavík si apre improvvisamente a una possibilità, rappresentata dal campo da calcio. L’arte crea un intero mondo da un semplice ‘interstizio’. La diversità, dunque, intesa come collasso e insieme incontro di dimensioni diverse e apparentemente inconciliabili: interno e esterno, Nord e Sud, attitudine settentrionale e spirito meridiano. Questa coesione e convivenza - impossibile a prima vista – è in grado di generare un set improbabile e surreale, una situazione aliena che proprio nella sua “differenza” suggerisce un altro modo di esperire e percepire la realtà.

Così come nel caso delle altre due vincitrici della call (Irene Pittatore e Virginia Zanetti), la diversità viene articolata decisamente come inversione del punto di vista: il ruolo e la funzione dell’arte consistono dunque sempre nello spingerci fuori dalla nostra comfort zone verso una zona scomoda e inedita, imprevista, un territorio che forse neanche volevamo raggiungere. Quindi nel reimparare a scegliere consapevolmente la terra incognita – nel ricominciare a esplorare.

 

Con il Patrocinio di:

REGIONE PIEMONTE

CITTÀ DI TORINO

CIRCOSCRIZIONE 6

 

OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO

Un progetto di Alessandro Bulgini

A cura di Christian Caliandro

Promosso da Flashback, l’arte è tutta contemporanea

V artista: Francesca Sandroni, inaugurazione 12 settembre ore 19

12 settembre – 14 ottobre 2018

 

DAVIDE BALLIANO

Building Body

 

MARCA, Museo delle Arti Catanzaro

15 settembre – 11 novembre 2018

 

 

 

Il MARCA, Museo delle Arti della città di Catanzaro, è lieto di annunciare Building Body, la prima mostra personale istituzionale dell'artista Davide Balliano in Italia, realizzata in collaborazione con la galleria Luce Gallery di Torino, la Fondazione Rocco Guglielmo e l'Amministrazione Provinciale di Catanzaro.

Durante l'inaugurazione della mostra, sabato 15 settembre 2018, verrà presentata inoltre la monografia dell'artista, pubblicata in occasione dell'esposizione.

La procedura di composizione pittorica di Balliano a gesso nero e stucco articola forme geometriche variabili - archi dimezzati, spirali, dettagli architettonici barocchi e modernisti - su molteplici strati di diversi materiali. La parte grafica del suo lavoro è una forma di scrittura preliminare sottoposta durante le fasi di composizione a una progressiva alterazione, che agisce mediante la parziale erosione dei margini delle geometrie, l'irruzione di sgocciolature, graffi e dettagli irregolari. E' un processo che sottomette la forma bidimensionale del quadro a un'alterazione entropica, aprendola a una molteplicità di mutazioni e soluzioni espressive. Uno degli esiti di tale prassi di disordine controllato è sospingere la pittura di Balliano verso spazialità ibride e multidimensionali, non registrabili nei confini delle due dimensioni. Sin dall'uso del materiale di partenza,  tavole di legno invece di tele, le sue opere sembrano formalmente resistere non solo al canone novecentesco della flatness, ma anche all'identificazione con una dimensione univoca e letterale di pittura. Il superamento di una rigida classificazione nei termini di base per altezza inaugura infatti una dimensione spaziale che converge su di sé una molteplicità di elementi, plastici e materici, dando forma a un'esperienza non limitata alla sola percezione visiva. In Balliano opera la consapevolezza di una rinuncia a un'interpretazione strettamente razionalista della pittura ed in questo distacco si comprende la sua lontananza dalla fede nei principi della letteralità propria della grammatica del modernismo astratto del ventesimo secolo. E' la matrice genetica della sua pittura a ricercare allusioni tridimensionali, mediante irregolarità, stesure di colore molteplici e stratificazioni di materiali eterogenei. Due elementi sintattici dominano così la sua azione pittorica, l'impostazione formale e la sua dissoluzione, il canone del modello geometrico e la sua negazione, come un'eresia che annulli ogni volta daccapo la possibilità di giungere a un dogma definitivo. Ogni tavola di Balliano è una dimensione in divenire, un campo di azione dove l'artista interviene istruendo un processo creativo che si allontana il più possibile dall'ipotesi di un formalismo geometrico per fare irrompere uno spazio di trasformazione. Le opere dell'artista sono un tentativo di mediazione con l'entropia che determina ogni ambito dell'esperienza umana e naturale. Ciascuna di esse apre a scenari percettivi variabili, in alternanza tra forme predefinite e loro imperfezioni, superfici nitide e abrasioni. Le opere esito di questa evoluzione diventano sintesi di possibilità tattili e riferimenti architettonici, dimostrando come la pittura di matrice non figurativa non si sottragga all'elaborazione del reale ma sia esito di un più intenso confronto con i suoi dati.

 

Simon Starling

 

La Decollazione (The Decollation)

 

 

 

Chiesa di San Giovanni dell’Origlione,

 

Piazza dell’Origlione, 90134 Palermo

 

 

 

Progetto presentato da Galleria Franco Noero

 

Manifesta 12, programma 5 x 5 x 5

 

 

 

15 giugno – 4 novembre 2018

 

 

 

La Decollazione è il primo capitolo di un progetto legato alle torride vicende che portarono alla realizzazione del capolavoro maltese di Michelangelo Merisi da Caravaggio, La Decollazione di San Giovanni Battista (1608). Il dipinto, tra i più grandi e potenti realizzati dall’artista, è esposto permanentemente nella Concattedrale di San Giovanni a La Valletta, città in cui fu realizzato. E’ l’unico a essere stato firmato, utilizzando il pigmento rosso sangue che sgorga dalla gola tagliata di Giovanni Battista, in una maniera che sa quasi di confessione. Si tratta di un dipinto dalla storia vivida e burrascosa, sia nelle circostanze legate alla sua realizzazione che nelle vicende successive: nel 1989 il quadro fu gravemente danneggiato – squarciato con un coltello – e nel 1997 fu mandato con una nave italiana a Firenze per essere restaurato.

 

La Decollazione è un’opera che origina da un viaggio dal Nord Italia alla Sicilia, ripercorrendo la traiettoria della vita del Merisi dalla città lombarda di Caravaggio attraverso Milano, Roma, Napoli, Malta e la Sicilia. Fu a Malta che Caravaggio cercò rifugio, protezione - e probabilmente il perdono papale - dall'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni, a seguito del suo coinvolgimento nell'omicidio di Ranuccio Tomassoni a Roma. Nel corso di questo viaggio, un piccolo Ape Piaggio Pentarò del 1967 ha permesso di rintracciare e approvvigionarsi dei materiali grezzi da cui venivano estratti tutti i pigmenti utilizzati nel quadro di Caravaggio (identificati durante il processo di restauro): carbonato di piombo (biacca), carbone (nerofumo), malachite, azzurrite, terra verde, cinabro (vermiglione), terra d'ombra, terra rossa (terra di Siena), ocra e radice di robbia (carminio). Ove possibile questi materiali grezzi sono stati reperiti direttamente nei territori d'origine, tra cui Roussillon e Althen-des-Paluds in Francia, Monte Baldo, Borgo Pace e Monte Amiata in Italia. Gli “esotici” (malachite e azzurrite) sono stati acquistati nel luogo storico di approvvigionamento di tali pigmenti, Venezia. Alla fine del viaggio, in un atto che potremmo definire di decollazione veicolare – il “corpo” (rimorchio) del Pentarò è stato staccato dalla sua “testa” (motrice) ed è esposto con il suo variopinto carico di materiali su un basamento avente le stesse dimensioni del dipinto originale.

 

A questa fase iniziale del progetto, che qui include una riproduzione in scala 1:1 di una sezione della radiografia del dipinto eseguita presso i laboratori di restauro dell'Opificio delle Pietre Dure a Firenze, seguirà all'inizio del prossimo anno la realizzazione di un film che coinvolgerà la fiorente industria del cinema maltese nel tentativo di creare un re-enactment cinematografico del dipinto.

 

Simon Starling (Epsom, 1967) vive e lavora a Copenhagen. Vincitore del Turner Prize nel 2005, il suo lavoro è stato oggetto di esposizioni personali presso istituzioni pubbliche e private quali KØS, Køge (2017) Musée Régional d'Art Contemporain, Serignan (2017) Rennie Collection, Vancouver (2016), Japan Society, NY (2016), Nottingham Contemporary, Nottingham (2016), Kunstmuseum St. Gallen, Switzerland (2016), Musée d’art contemporain de Montréal, Montreal (2015), Casa Luis Barragan, Città del Messico (2015) Museum of Contemporary Art, Chicago (2014), Tate Britain, Londra (2013), Thyssen-Bornemisza Art Contemporary, Vienna (2012), Kunsthal Charlottenborg, Copenaghen (2011), Hiroshima City Museum of Contemporary Art, Hiroshima (2011), CAC, Malaga (2010).E’ stato inoltre invitato a partecipare a numerose rassegne quali 50a Biennale di Venezia (2003), 26a Bienal de São Paulo (2004), Biennale de Lyon e 8a Sharjah Biennial, Sharjah, UAE (2007), 53a Biennale di Venezia (2009).

 

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