2016 Archivi - emanuelabernascone.com https://emanuelabernascone.com/category/eventi/2016/ l'arte di comunicare l'arte Sat, 09 Mar 2019 11:11:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 252390233 NATHANIEL MARY QUINN. ST. MARKS https://emanuelabernascone.com/nathaniel-mary-quinn-st-marks/ Sun, 23 Oct 2016 13:19:03 +0000 https://emanuelabernascone.com/?p=16228 NATHANIEL MARY QUINNST. MARKS Opening 5 Novembre, ore 18.305 Novembre 2016 – 12 Gennaio 2017

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NATHANIEL MARY QUINN

ST. MARKS

Opening 5 Novembre, ore 18.30

5 Novembre 2016 – 12 Gennaio 2017

Luce Gallery è lieta di annunciare la mostra personale St. Marks dell’artista americano Nathaniel Mary Quinn.

In mostra una serie di nuovi ritratti, dipinti figurativi su carta, che, ad un primo sguardo, appaiono collage data la frattura delle diverse parti della composizione, meticolosamente rappresentata con un iperrealismo atto a creare questa illusione.

Non si comprende bene se i ritratti vengano costruiti o scomposti. Nathaniel Mary Quinn di fatto trae ispirazione da diverse immagini e non nasconde di assemblarle in un’unica composizione, quasi a voler significare che in ognuno di noi esistono diverse sfaccettature della nostra personalità che, insieme, ne formano il carattere. Alla fine compare un solo ritratto di ricerca pseudo-cubista, che evidenzia la potenza dell’espressione artistica.

Il lavoro di Quinn è autobiografico e se nelle mostre personali che ha tenuto alla Rhona Hoffman Gallery di Chicago e a PACE Gallery di Londra, i riferimenti erano al suo passato vissuto nei ghetti di Chicago, oggi si riferisce alla realtà del quotidiano, con ritratti di persone che egli incontra a Brooklyn, dove vive e lavora.

La narrazione incontra la sua personale inventiva ricca di immagini, a volte grottesche o mostruose, ispirate dal ritrovamento di fotografie in riviste o fumetti. Ma se la fonte di ispirazione è dunque sempre presente, il dipinto viene svolto in modo indipendente nelle singole parti, quasi a voler frammentare l’immagine, in un continuo contrasto tra quanto è nitidamente dipinto e quanto rimane sfocato.

Seppur con un riferimento al Cubismo ed al Surrealismo, il lavoro dell’artista si colloca tuttavia in un ambito pittorico tradizionale, dove i soggetti hanno la posa classica del ritratto che gravita in una statura di ispirazione Rinascimentale.

L’uso dei cartoni animati uniti a elementi realisti, combinano un’originale figurazione che concede profondità, trama pittorica e complessità ad un genere di ritratto che raramente si è visto nell’arte contemporanea.

In una recente definizione la rivista Modern Painters ha descritto i lavori di Quinn affermando che l’artista dipinge inserendo diverse facce come se fossero “schiacciate in un panino” (several faces sandwiched). Usando un delicato sfondo bianco in realtà l’artista “sfigura” la posa, spesso inserendo occhi perfetti, ma poi rappresentando la propria personale visione e la sua profonda fede nell’esplorazione dell’ego.

Mentre nei lavori precedenti l’artista esplorava la memoria, St. Marks è riferito invece alle immagini del presente e a persone che l’artista nota ogni giorno a Brooklyn dove vive. Ogni opera è una riflessione sul mondo di oggi. Ciò che si nasconde dietro il lavoro di Quinn è qualcosa di appassionato e viscerale. “Non dipingo ritratti” – afferma l’artista – “ma ciò che non si può vedere”; dettagli del modo di vestire, elementi che all’artista sembrano animaleschi, nel tentativo di entrare nella psiche del soggetto. La verità di ogni identità viene narrata attraverso la frammentazione degli elementi, in un simbolismo formale che narra la storia dell’artista attraverso le persone da lui incontrate.

Dipingendo senza sketches iniziali, l’artista non sa mai dove l’opera lo porterà -finché non è il dipinto stesso a “comunicarglielo”- e agisce in stretta relazione al suo subconscio che lo conduce a rappresentare figure surreali ed a volte grottesche, elementi della vita di ogni giorno nella New York che appare agli occhi di Nathaniel Mary Quinn.

Nathaniel Mary Quinn è nato nel 1977 a Chicago. Vive e lavora a New York.

Tra le sue mostre personali ricordiamo Highlights, M+B, Los Angeles; Back and Forth, Rhona Hoffman Gallery, Chicago; Past/Present, Pace London Gallery, London; The MoCADA Windows, Museum of Contemporary and African Diasporan Arts (MoCADA), New York.

Le sue opere sono presenti nelle collezioni del Whitney Museum of Art di New York e dall’ Art Institute di Chicago.

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FLASHBACK IV https://emanuelabernascone.com/flashback-iv/ Mon, 03 Oct 2016 13:27:56 +0000 https://emanuelabernascone.com/?p=16235 FLASHBACK 2016 l’arte è tutta contemporanea IV edizione nuovo sincretismo Torino, Pala Alpitour

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FLASHBACK 2016 l’arte è tutta contemporanea IV edizione

nuovo sincretismo

Torino, Pala Alpitour | Isozaki
3 – 6 novembre 2016

Al via la IV edizione di FLASHBACK | l’arte è tutta contemporanea, la fiera d’arte antica e moderna diretta da Stefania Poddighe e Ginevra Pucci. Dal 3 al 6 novembre 44 gallerie, di cui moltissime riconferme e 15 new entries, espongono al Pala Alpitour opere di grande qualità che si confrontano con la parola chiave di questa edizione ovvero NUOVO SINCRETISMO inteso come progetto antropologico: ovvero come un mix di codici che ricombinando le differenze artistiche, etniche e sociali ne mostrano la vera ricchezza.

In pochi anni la fiera ha saputo posizionarsi in Italia e all’estero convincendo con il suo format innovativo che è riuscito a imporsi per la propria originalità e per la contemporaneità del proprio linguaggio insistendo sulla visione di un’arte viva e senza tempo.“Siamo molto emozionate di presentare FLASHBACK 2016 – affermano Stefania Poddighe e Ginevra Pucci – Negli anni la manifestazione è cresciuta confermandosi come un appuntamento dalle presenze internazionalmente prestigiose, ma dalle dimensioni volutamente contenute; una manifestazione in grado di legare cultura e mercato come elementi di un’unica equazioneattraverso opere di altissima qualità che in un percorso mai ripetitivo regalano al pubblico un vero viaggio nel tempo dell’arte”.Da non perdere quest’anno tra le proposte delle gallerie: l’opera di Giovanni da Rimini, allievo di Giotto, la cui provenienza ci permette di aprire una piccola partentesi: rubato dai Nazisti il dipinto è stato recuperato dai Monuments Men, i 350 valorosi – uomini e donne – che, tra il 1943 e il 1951, prestarono servizio presso la Mfaa – Monuments, Fine Arts and Archives -; restauratori, archivisti, direttori di musei, esperti di arti figurative,archeologi, con una precisa missione: recuperare i capolavori dell’arte.I bozzetti preparatoridi Sebastiano Ricci per il dipinto olio su tela esposto alla Galleria Sabauda di Torino e di Mattia Bortoloni per il soffitto del grande salone di Palazzo Falletti di Barolo (1747-1749),l’Astrolabio di Jean Fusoris, unico dei 22 attualmente esistenti a non essere in una collezione museale,il Guercino inedito commissionato come Ex Voto dal conte Antonio Maria Sartori per essere scampato alla peste del 1630 o la collezione di Globi terrestri tascabili inglesi di fine XVIII secolo. E anche sul fronte moderno FLASHBACK propone l’articolato progetto su Carol Rama, di cui in questi giorni è allestita una monografica alla GAM, opere di Lucio Fontana e di Robert Delaunay, una curiosa coppia di anelli commissionati da Gabriele D’Annunzio a Mario Buccellatinel 1927 e uno spazio speciale dedicato ai disegni di Balla, Severini e De Chirico.

Ogni stand a FLASHBACK è una scoperta e una conferma che, utilizzando le parole di De Dominicis, “le opere d’arte sono tutte contemporanee”.

Le 44 gallerie in fiera sono: Aleandri Arte Moderna, Roma (I) – Alinari, Firenze (I) – Antonacci Lapiccirella Fine Art, Roma (I) – Arcuti Fine Art, Roma (I) – Antichità Bacarelli, Firenze (I) – Galleria Daniela Balzaretti, Milano (I) – Benappi, Torino (I) – Biasutti & Biasutti, Torino (I) – Botticelli Antichità, Firenze (I) – Burzio., London (UK) – Butterfly Institute Fine Art, Lugano (CH) – Maurizio Candiani, San Mauro Torinese TO (I) – Galleria Luigi Caretto, Torino (I) Madrid (E) – Caretto & Occhinegro, Torino (I) – Mirco Cattai Fine Art & Antique Rugs, Milano (I) – Caviglia, Lugano (CH) – Chiale Fine Art, Racconigi CN (I) – Creatini & Landriani, Sestri Levante Genova (I) – De Jonckheere, Genève (CH) – Galleria Del Ponte, Torino (I) – Galleria dello Scudo, Verona (I) – Enrico Frascione, Firenze (I) – Frascione Arte, Firenze (I) – Giacometti Old Master Paintings, Roma (I) – Galleria Giamblanco, Torino (I) – Gilistra, Torino (I) – Galleria del Laocoonte, Roma (I) – Libreria Antiquaria Il Cartiglio, Torino (I) – Longari Arte Milano, Milano (I) – Lorenzo e Paola Monticone Gioielli d’epoca, Torino (I) – Moretti Fine Art, London (UK) Firenze (I) – Carlo Orsi, Milano (I) – Piva & C, Milano (I) – Flavio Pozzallo Antiquario, Oulx TO (I) – Benjamin Proust Fine Art Limited, London (UK) – Res Publica Galleria d’Arte Democratica, Venaria Reale TO (I) – Robilant + Voena, Milano (I) London (UK) St. Moritz (CH) – Galleria d’Arte Roccatre, Torino (I) – Salamon & C, Milano (I) – Schreiber Collezioni, Torino (I) – Secol-Art di Masoero, Torino (I) – Gian Enzo Sperone, Sent (CH) – Raffaele Verolino, Modena (I) – Galleria Zabert, Torino (I).

 IL PROGRAMMA CULTURALE

 La IV edizione di FLASHBACK propone una riflessione su un NUOVO SINCRETISMO ovvero pone l’attenzione sull’incontro/scontro fra culture ed epoche diverse che genera mescolanze, interazioni e fusioni fra elementi culturali eterogenei. FLASHBACK è una manifestazione in grado di legare cultura e mercato in un’unica equazione che abbia come risultato la conoscenza quale strumento in grado di orientare le scelte degli individui. Per questo FLASHBACK vuole essere anche un momento di riflessione culturale che non può prescindere dalla propria contemporaneità cogliendo gli stimoli che l’attualità fornisce quotidianamente assumendo il sincretismo come parola-chiave per capire la trasformazione che sta avvenendo nel processo di globalizzazione e localizzazione che coinvolge, sconvolge e travolge i tradizionali modi di produrre cultura, consumo, comunicazione. Così la cultura non è più vista come qualcosa di unitario, che compatta e lega tra loro individui, sessi, gruppi, classi, etnie: bensì è qualcosa di plurale, decentrato, frammentato e anche conflittuale, perché l’arte in tutte le sue forme non può essere isolata nel solo rapporto con l’autore o col pubblico, ma va compresa muovendo dalla totalità sociale. Attraverso gli spunti forniti da gallerie, talk, mostre, videoproiezioni e performance musicali si sviluppa la riflessione sulla differenza e la contaminazione come risorsa ed arricchimento nel ricco programma culturale di questa IV edizione.

FLASHBACK_Exhibitions

OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO Un progetto di Alessandro Bulgini a cura di Christian Caliandro

Proseguendo e sviluppando in maniera organica la riflessione iniziata con Decoro urbano in Barriera di Milano (2014) e con Taranto Opera Viva (2015), che ha coinvolto l’intera isola del borgo antico, Alessandro Bulgini ha ideato un nuovo progetto – a cura di Christian Caliandro – dedicato a Barriera di Milano, il quartiere di Torino in cui vive, alla sua storia densa di industria e immigrazione e alla sua comunità vivace e ricca di differenze culturali. Opera Viva Barriera di Milano è consistito in uno spazio pubblicitario di tre metri per sei nella rotatoria di piazza Bottesini in Barriera di Milano a Torino, vicino al mercato rionale e storico di piazza Foroni, che per sei mesi (da giugno a novembre 2016) ha ospitato un’opera d’arte.

Sei artisti nazionali e internazionali appartenenti alle ultime generazioni (le iraniane Zanbagh Lotfi e Aryan Ozmaei, lo statunitense Saul Melman, gli italiani Andrea Mastrovito Gian Maria Tosatti oltre allo stessoBulgini), con totale libertà di scelta riguardo a forme, contenuti, linguaggi, e con i loro approcci e stili differenti, hanno interagito con questo rettangolo e con il suo contesto di riferimento.  Ne è venuto fuori un discorso molto coerente – proprio grazie alla varietà delle sue sfaccettature e alla disposizione d’animo non didascalica delle opere coinvolte – sui modi in cui si costruisce l’identità sia individuale che collettiva e sulla natura profonda di questo presente, a partire spesso dai frammenti e dai dati più umili della realtà. Un discorso che si è manifestato via via in forma di dialogo attivo con il quartiere e con la sua comunità. che è stato apprezzato anche dall’Assesora alla Cultura della Città di Torino Francesca Leon che si è così espressa: “La IV edizione di FLASHBACK con le sue attività collaterali  – talk, videoproiezioni e performance musicali – conferma il valore divulgativo che l’evento attribuisce all’ Arte Contemporanea usando come chiave di lettura una riflessione su differenza e contaminazioneTra i progetti legati all’evento trovo che “Opera Viva Barriera di Milano” definisca concretamente uno sguardo sulla Contemporaneità, portando l’arte in strada e nelle relazioni, e che tracci così una linea tra il centro e la periferia della città provando a coinvolgere un pubblico nuovo”. Il progetto ha così costruito, mese dopo mese, una dimensione altra, diversa rispetto a quella della quotidianitàFLASHBACK, sostenendo l’operazione, che si è declinata in uno dei quartieri più difficili e affascinanti della città, ha esteso nello spazio e nel tempo l’azione della fiera stessa. Nella convinzione profonda che le nostre città abbiano bisogno oggi di spazi mentali più che di luoghi fisici da destinare all’arte e alla cultura; che esse siano innanzitutto infrastrutture di relazioni umane da curare e sviluppare; e che soprattutto l’identità non sia monolitica e statica, ma mutevole, sostanziata unicamente nella relazione con l’altro.

FLASHBACK_Lab

SAVING THE BEAUTY. Collezioni di Bellezza è il progetto didattico di Atelier Héritage per FLASHBACK 2016, che, ponendosi in continuità con il progetto “Opera Viva Barriera di Milano” dell’artista Alessandro Bulgini, amplia e racconta l’esperienza portata avanti nel quartiere torinese di Barriera di Milano a partire da aprile 2016. l laboratorio coinvolgerà, in prima istanza, le scuole di Barriera di Milano, attraverso percorsi di visita alla quarta edizione e atelier didattici, sul tema della conservazione della Bellezza e del collezionismo come gesto di raccolta e custodia dell’opera, dalla scala artistica a quella urbana.Una riflessione che, partendo dalla storia della collezione d’arte, si attualizza richiamando Reporting from the Front e Taking care, questioni aperte alla 15° Mostra Internazionale di Architettura di Venezia: i bambini e i ragazzi, che portano nel toponimo del quartiere il loro vivere sul confine, saranno chiamati a confrontarsi e riconoscere elementi di bellezza del contesto urbano in cui vivono, spazio pubblico primo di cui prendersi cura. Nelle giornate conclusive di sabato e domenica, i laboratori saranno aperti al pubblico su prenotazione e diventeranno un’occasione per costruire la propria collezione di Bellezza, con inediti elementi urbani.

ORARI

Sabato 5 novembre 2016
ore 11.30
ore 15.30

Domenica 6 novembre 2016
ore 15.30

PRENOTAZIONI: [email protected]

FLASHBACK_Sounds

FLASHBACK in ragione del proprio carattere di inclusività si propone quest’anno di indagare la tradizione e le evoluzioni della musica più “popolare”; dalla musica irlandese al jazzquesto tipo di musica presenta delle caratteristiche fondamentali di relazione con l’evoluzione della cultura di un paese e vede le proprie origini nella preistoria. Caratteristiche sincretiche ne sono: la profonda relazione con la cultura nazionale, la loro funzione di aggregante sociale, le contaminazioni fra culture.

FLASHBACK_Storytelling 

Il progetto promuove, attraverso la narrazione, la sensibilizzazione e il coinvolgimento diretto e attivo del pubblico; una chiave innovativa di avvicinamento e di stimolo del senso critico volto a incrementare l’interesse e l’attenzione verso l’arte con le sue accezioni culturali, politiche ed economiche. Le visite guidate, scegliendo specifiche opere, artisti o linguaggi espressivi, costruiscono un’interazione breve e immediata, veri e propri Flashback su storia e curiosità suggerite dalle opere in mostra. I partecipanti sono chiamati a costruire la propria digital gallery di opere.

ORARI

  • Giovedì 3 novembre 2016 ore 17
  • Venerdì 4 novembre 2016 ore 17
  • Sabato 5 novembre 2016 ore 17
  • Domenica 6 novembre ore 15.30

 PRENOTAZIONI: [email protected]

FLASHBACK_Talks

Raggiungono la IV edizione i Talk di FLASHBACK che hanno come caratteristica principale la diacronia, gli incontri tendono a esaminare gli argomenti nel loro succedersi e trasformarsi nel corso del tempo, le tematiche vengono dunque prese in considerazione secondo una prospettiva dinamica e in divenire. Particolare attenzione è riservata all’esame delle arti visive inserite nella loro contemporaneità, tenendo conto di tutti i fattori concomitanti quali quello etico, sociologico, filosofico, antropologico che concorrono a legare ciascun attore al proprio presente.

FLASHBACK_Artists Curated Talks  L’estetica senza etica è cosmetica” Ulay

Oggetto di Discussione è un progetto di incontri di discussioni estetiche pensati da Giada Pucci per FLASHBACK_Talks che si sviluppano tra Roberto Mastroianni (filosofo/critico d’arte), Maurizio Cilli (artista/architetto), gli invitati e il pubblico. Con sedute informali, video e sonoro in diffusione Il progetto si pone come un tentativo di scardinare l’idea di conferenza tradizionale, lo spazio che accoglie l’incontro diviene luogo estetico, esperienziale; luogo quindi mentale, astratto visivamente, luogo intimo e di discussione dove il pensiero diventa elemento sonoro dell’esperienza.

FLASHBACK_Videos

BT 915LB Video Art Project by fannidada

FLASHBACK 2016 presenta, per la sua sezione dedicata al video, il progetto BT 915LB curato da fannidada.
Il progetto, che prende il nome dalla targa del mezzo che lo “ospita”, rientra a pieno titolo nella visione sincretica di FLASHBACK e conferma la volontà, chiaramente evidenziata con il progetto “Opera Viva”, di portare l’arte al di fuori degli spazi deputati. fannidada dopo aver selezionato e montato i video di diversi autori proietta la selezione “in e su” questa installazione viaggiante. Dopo i giorni di FLASHBACK, BT 915LB Video Art Project, partirà per portare l’arte … ovunque.

BT 915LB Video Art Project nasce dalla lettura di una frase di Gilbert & George che si conclude con queste parole: “… all the world is an art gallery”. Portare l’arte ovunque è sempre stata un po’ la nostra idea che con questo progetto raggiunge una nuova epifania: mettere quattro ruote a disposizione dell’arte. Ma quale forma d’arte? Il video ci è sembrato il mezzo più consono, non solo perché è il nostro medium di elezione, ma anche perché racchiude in sé una molteplicità di forme espressive e l’immediatezza di comunicazione propria dei linguaggi contemporanei. Con uno schermo per videoproiezioni montato sul tetto di un furgone porteremo una ‘rivoluzione’ in spazi pubblici dove l’arte sembra sconosciuta”. fannidada (Fanni Iseppon & Davide Giaccone) sono una coppia di videoartisti torinesi la cui ricerca è focalizzata non solo sulle immagini video, ma anche sul segnale elettrico che le genera. Infatti, oltre alla videocamera utilizzano come medium la corrente elettrica che trasporta le immagini e, prima che questa giunga allo schermo, viene di volta in volta “filtrata” attraverso elementi diversi. Si crea così una simbiosi tra elemento scelto e immagine che tenta di recuperare la matericità della realtà raffigurata elettronicamente caricandola di ulteriori significati. fannidada contaminano i loro video con azioni performative, installazioni, performances teatrali e collages video. Per oltre tre anni hanno condotto nel loro studio una serie di incontri/confronti sull’arte dal titolo “Davanti a un fiume in piena”.

Un progetto video di fannidada

“Water Resistant | Resistant Water”

 Étude cinégraphique sur une arabesque (1929, Germaine Dulac)

 Regen (1929, Joris Ivens)

 At Land (1944, Maya Deren)

 Catalog (1961, John Whitney)

 TV Interruptions: Tap piece (1971, David Hall)

 Water Wrackets (1978, Peter Greenaway)

 Schiuma d’onda (2016, fannidada con la performer Enrica Brizzi)

Le contrôle des cinq écluses (2011, Andrea Caretto & Raffaella Spagna)

Città svelata | Dora Virtuale (1997, Alessandro Tannoia e Lucio Lionello, pellicola in video,colore; un ringraziamento particolare a Città svelata, Maurizio Cilli, Malcolm Einaudi Humes, Maurizio Zucca)

ll povero (2016, Silvio Valpreda)

La Nave dei folli (2005, Alessandro Bulgini)

Opera viva vento Adriatico (2016, Alessandro Bulgini)

FLASHBACK è realizzata con il contributo di Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT e Camera di Commercio di Torino, con il patrocinio di Regione Piemonte e Città di Torino e con il sostegno di Banca Patrimoni Sella & C. e Studio Scartozzi – Poddighe – Capodanno Commercialisti.

FLASHBACK – L’Arte è tutta contemporanea, IV edizione
Direzione: Stefania Poddighe e Ginevra Pucci
Sede: Pala Alpitour | Isozaki
Ingresso: corso Sebastopoli 123 & via Filadelfia 82 | Torino | Italia
Anteprima stampa: mercoledì 2 novembre 2016 ore  11 – 13
Anteprima: mercoledì 2 novembre 2016 ore 16 (solo su invito) 
Inaugurazione: mercoledì 2 novembre 2016 ore 18 (solo su invito) 
Apertura al pubblico: da giovedì 3 novembre a domenica 6 novembre 2016 | ore 11 – 20 

Biglietti:
Intero: €10
Ridotto €8: riduzioni previste per legge
Ridotto 5€: Abbonamento Torino Musei, Abbonamento Musei Lombardia, Piemonte ContemporaryArt Card, Touring Club Italiano, The Tips Gratuito: gratuità previste per legge, Museo Ettore Fico

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OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO https://emanuelabernascone.com/opera-viva-barriera-di-milano/ Sun, 02 Oct 2016 13:20:24 +0000 https://emanuelabernascone.com/?p=16230 ALESSANDRO BULGINI Opera Viva Barriera di Milano, corso Giulio 19 ottobre – 13 novembre 2016

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ALESSANDRO BULGINI

Opera Viva Barriera di Milano, corso Giulio

19 ottobre – 13 novembre 2016

Il manifesto di Alessandro Bulgini che inaugura il 19 ottobre in piazza Bottesini chiude idealmente il percorso disegnato dal progetto Opera Viva Barriera di Milano nell’arco di questi sei mesi. Un gesto semplice e un simbolo potente: l’artista si carica sulle spalle il suo amico Jacob, giovane musicista originario della Guinea, e insieme attraversano corso Giulio Cesare, l’asse che taglia longitudinalmente il quartiere. Un asse che collega senza soluzione di continuità il centro benestante ed europeo della città a questa zona di confine assordante e meticcia, uno dei posti più contemporanei che si possano immaginare e abitare.

 L’opera – l’opera viva – consiste in questo gesto semplice e fondamentale, che dice il sostegno, la solidarietà, la fraternità, l’uguaglianza. E la visione per il futuro di un Paese e di un continente. Il riconoscimento dell’altro è la definizione di se stessi, coincide con la costruzione della propria identità: a patto che, come l’arte che la orienta, questa esperienza non afferisca a un “tempo libero” sganciato dalla normalità ma che diventi parte integrante della nostra vita quotidiana.

 Bulgini prosegue la sua ricerca: creare una forma con l’aria, con la strada, con l’esistenza – e una forma che condivida la medesima condizione informe, instabile, incerta e mutevole. Nel fare questo l’opera stessa si annulla, e al tempo stesso si completa, si dissolve perché appare in tutta la sua potenza ed energia dispiegata momentaneamente, è semplicemente nell’umanità di rapporti che si stabiliscono volta per volta, che faticosamente si costruiscono e si disfano.

La linea del tram tutta dritta punta a un orizzonte che non arriva mai.Passeggiando sul confine, dunque, si imparano un sacco di cose sul posto invisibile e inavvicinabile che chiamiamo casa.Con quest’opera si conclude la programmazione di che ha visto esposti in piazza Bottesini i lavori di Zanbagh Lotfi (31 maggio – 27 giugno), Andrea Mastrovito (29 giugno – 27 luglio), Aryan Ozmaei (31 luglio – 30 agosto), Saul Melman (5 – 30 settembre) e Gian Maria Tosatti (5 – 30 settembre), opere che parlano al quartiere e con il quartiere, diventando reali esempi di arte pubblica.

 Con la promozione di OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO, FLASHBACK conferma la propria volontà di porsi come momento di riflessione culturale che non può prescindere dal contesto contemporaneo. E per questo sposa la filosofia del curatore Christian Caliandro secondo il quale “Chiudere l’arte e la cultura in luoghi istituzionali, segregarla all’interno di recinti non è mai stata un’opzione salutare, democratica, intelligente: meno che mai in questo momento storico… L’arte deve inoltrarsi nella realtà, muoversi costantemente in essa, aiutare e trasformare la vita delle persone.  Il progetto “Opera Viva Barriera di Milano” si propone così di costruire – con opere diverse mese per mese – una dimensione altra e di riunire tutte queste dimensioni in una visione coerente e in un dialogo attivo con il quartiere.”

OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO
un progetto di Alessandro Bulgini
a cura di Christian Caliandro
con il sostegno di
FLASHBACK / L’arte è tutta contemporanea
rotatoria di piazza Bottesini
Barriera di Milano, Torino

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DEREK FORDJOUR. AGENCY & REGULATION https://emanuelabernascone.com/derek-fordjour/ Tue, 20 Sep 2016 13:22:03 +0000 https://emanuelabernascone.com/?p=16232 DEREK FORDJOUR. AGENCY & REGULATION Opening 7 Ottobre, ore 18.307 Ottobre – 2 Novembre 2016

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DEREK FORDJOUR

AGENCY & REGULATION

Opening 7 Ottobre, ore 18.30

7 Ottobre – 2 Novembre 2016

Il lavoro di Fordjour parte dall’esplorazione del “game-ification” nelle strutture sociali, ovvero l’identificarsi nel gioco o nello sport, e l’inerente vulnerabilità dell’individuo in questo contesto. Fordjour è cresciuto all’interno delle segregazioni razziali legalizzate a Memphis, Tennesse, e vede nello sport la possibilità di riscatto per chi ha dovuto subire ingiustizie, ma anche una struttura e dei codici troppo rigidi di cui alla fine l’atleta paga il peso.

In molti casi, l’atleta, protagonista dei suoi quadri e spesso in uniforme, che appare forte ed invincibile, viene buttato nell’arena dove lotta di fronte al pubblico oltre le sue forze; egli è vulnerabile ed apre le proprie ferite allo sviluppo del gioco stesso, diventando egli stesso sostituibile, posseduto dall’estabilishment della squadra e responsabile di fronte a loro.

L’esperienza ed il confronto di queste idee aprono il lavoro di Fordjour ad una più ampia possibilità di ricordo delle sue personali ansie, come artista, come uomo Afro-Americano, soggetto esposto a varie forme di ostilità ed incertezze. In questo momento, quasi di cristallizzazione, la memoria dell’artista torna al tempo in cui in giovinezza ha compreso le ingiustizie delle disparità razziali compiendo una semplice analogia con le regole dello sport, per cui se le stesse non sono corrette, per quanto l’atleta possa giocare bene ed impegnarsi, egli non potrà mai vincere, come un bambino nero- Derek Fordjour – nell’eterna battaglia contro i segni dell’inferiorità. Questo simbolo di ingiustizia implica complessi problemi sociali in una narrativa artistico-allegorica.

Lo spazio sociale occupato sia dal “gioco” che dall’arte all’interno della cultura, costituiscono un fertile punto di discussione e critica sociale. Gli sport e le arti sono entrambi universi culturali. Non è immaginabile una cultura, passata o presente, che possa escludere entrambi. Quale sia la loro relazione è dunque punto di partenza per il lavoro dell’artista.

Per Fordjour lo sport dovrebbe senza dubbio essere riconosciuto come forma d’arte – sport ed arte hanno quel genere di relazione che Johann Wolfgang Von Goethe descriveva come affinità elettive- . Essi non hanno scopi pratici ed entrambi sono nati per quello che il filosofo Johan Huizinga ha chiamato “l’istinto del gioco”, oltre a relazionarsi tra loro in modo sibillino, sono compresi nell’estesa famiglia della “cultura”.

La nozione della “iper-aspettativa” suggerisce nuovamente ansietà nell’artista, come elemento riscontrato attraverso il completamento dell’educazione. In tal senso l’artista introduce nei suoi lavori la presenza delle medaglie e dei trofei, come simbolo negativo, che diviene punto di domanda nella scala dei valori dell’affermarsi attraverso un premio, ma anche potere dinamico distruttivo dei talenti neri attraverso la proprietà dei bianchi, ovvero una cronico onere psicologico per gli atleti di colore, che devono costantemente dimostrare la propria forza disconnettendosi dalla propria comunità.

Il primo incontro dell’artista con la scultura e l’oggetto sono stati gli intagli nel Ghana, al tempo stesso decorativi ed utili. Egli ricorda da bambino i regali del padre al ritorno dalla terra d’origine, come le palle di legno, o i busti neri che ricordavano le statue dei campioni dello sport. Influenzato dalla narrativa figurativa dell’artista tedesco Christophe Ruckhaberle, come dai suoi elementi teatrali, le distorsioni dello spazio circostante, il movimento della scena, in modo che il pavimento diventi tutt’uno con il piano del quadro, Fordjour individua il soggetto quasi come una scultura racchiusa in e piccole nicchie che ricava all’interno del dipinto, confondendole con lo sfondo usato nella composizione, concettualizzando spazio e figura. Mentre i pattern contenuti sui muri e sui pavimenti hanno un significato simbolico, funzionando da strumento visuale, incrementano l’effetto ottico consentendo una ricca interrelazione tra immaginario e spazio reale all’interno fella struttura portante del dipinto. L’interesse per una prospettiva piatta sono referenziali di Wayne Thiebaud e di quell’intento di catturare l’opulenza e l’ atmosfera di quella classe Americana medio-alta.

Influenzato da Kerry James Marshall e dalla sua convinzione che la figura nera ostenti un apologetico ruolo nei canoni della storia dell’arte, il lavoro di Derek Fordjour si relaziona principalmente in un’inchiesta sulle disparità economiche e politiche che si manifestano nelle varietà dei sistemi sociali, ponendo l’accento su certe inguaribili iniquità correlate ad una cultura ossessionata dal desiderio di vincere ad ogni costo, sia individualmente che collettivamente.

Derek Fordjour, 1974, vive e lavora a New York, NY.

Tra le mostre personali ricordiamo Upper Room, Robert Blumenthal Gallery, New York, NY; Meritocracy, Jack Bell Gallery, London, UK;The Big Game, Storefront Ten Eyck Gallery, Brooklyn, NY e Derek Fordjour : Eight Paintings, Papillion Art, Los Angeles, CA. Tra le mostre collettive ricordiamo March Madness, curata da Hank Willis Thomas & Adam Shopkorn, Fort Gansevoort, New York, NY; Summer Fling, Johannes Vogt, East Heampton, NY; And There is an End, Roberts & Tilton Gallery, Los Angeles, CA; Mixed Doubles, Sometimes Gallery, New York, NY; No Such Place, Edward Tyler Nahem Gallery, New York, NY.

LUCE GALLERY
Corso San Maurizio 25
10124 Torino, Italia
T. +39 0118141011
www.lucegallery.com // [email protected]Orari galleria: dal martedì al sabato 15.30 – 19.30

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GIANMARIA TOSATTI. HISTOIRE ET DESTIN https://emanuelabernascone.com/gianmaria-tosatti-histoire-et-destin/ Sat, 03 Sep 2016 13:28:06 +0000 https://emanuelabernascone.com/?p=16238 GIANMARIA TOSATTI Histoire et Destin - New Men’s Land (Star, 2016) 27 settembre - 16 ottobre 2016

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GIANMARIA TOSATTI
Histoire et Destin – New Men’s Land (Star, 2016)
27 settembre – 16 ottobre 2016

OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO
un progetto di Alessandro Bulgini
a cura di Christian Caliandro

Gian Maria Tosatti è il quinto e penultimo artista selezionato dal curatore Christian Caliandro per OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO, la sua opera comparirà sul manifesto pubblicitario di tre metri per sei nella rotatoria di piazza Bottesini a Torino dal 27 settembre al 17 ottobre.

Tosatti, coerente con la propria ricerca artistica, ha scelto per il cartellone di Barriera di Milano un’immagine realizzata nella Jungle di Calais, ovvero nel campo profughi alla periferia di Calais a pochi metri dal mare e a qualche km in linea d’aria da Inghilterra e Belgio. L’agglomerato raccoglie oggi più di 8000 profughi provenienti da Europa, Asia e Africa che si sono suddivisi il campo in base al proprio Paese di provenienza.

L’opera Histoire et Destin – New Men’s Land interpreta la Jungle come luogo terribile e splendido, coacervo di culture e di destini, punto di incontro e di collasso in cui precipitano gli accadimenti dell’Europa e dell’Occidente, le loro prospettive, e in cui matura il futuro prossimo con le caratteristiche pratiche, i tratti estetici, le funzioni e gli usi; la Jungle dunque come annuncio.

 Il lavoro e la riflessione di Tosatti ci conducono così naturalmente al tema portante della prossima edizione di FLASHBACK (3-6 novembre 2016 presso il Pala Alpitour a Torino) ovvero il NUOVO SINCRETISMO, inteso quale progetto antropologico: ovvero come un mix di codici che ricombinando le differenze artistiche, sociali, etniche ne mostrano la vera ricchezza.

Come afferma l’artista stesso: “Quest’opera fa parte del complesso progetto di interventi dedicati alla Jungle di Calais, la prima vera città del XXI secolo, costruita da migranti sulla costa settentrionale della Francia. La presenza di questa paradossale capitale di un mondo libero nel triangolo perfetto fra Londra, Parigi, Bruxelles, capitali del colonialismo rappresenta una spina nel fianco dell’Europa, una interrogazione costante sui fondamenti stessi del moderno ideale europeo costantemente traditi. È qui sulla spiaggia di Calais che continua a naufragare l’Europa, nella sua incapacità di dare risposte agli abitanti della Jungle. Questa rovina spiaggiata proprio nella striscia di spiaggia tra il mare e la Jungle ha le sembianze di una stella naufragata, una delle stelle della bandiera europea.”

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SAUL MELMAN. STRETCHED AND STILL LIES IN THE MIDNIGHT https://emanuelabernascone.com/saul-melman-stretched-and-still-lies-in-the-midnight/ Sat, 20 Aug 2016 13:29:35 +0000 https://emanuelabernascone.com/?p=16240 SAUL MELMAN Stretched and Still Lies in the Midnight 5 – 30 settembre 2016OPERA VIVA BARRIERA DI

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SAUL MELMAN

Stretched and Still Lies in the Midnight

5 – 30 settembre 2016

OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO

un progetto di Alessandro Bulgini

a cura di Christian Caliandro

Il 5 settembre l’opera di Saul Melman, quarto artista scelto da Christian Caliandro per OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO, comparirà sul manifesto pubblicitario di tre metri per sei nella rotatoria di piazza Bottesini a Torino. Grazie a Saul, che vive e lavora a New York, l’enorme spazio pubblicitario diventa una finestra che affaccia su un altro mondo, che sfonda prospettive, che unisce orizzonti e frontiere.L’opera di Melman è in origine un collage fotografico di vestiti e indumenti appesi a un filo della stendibiancheria, come simboli e metafore delle diverse identità e provenienze; l’artista sceglie di riflettere sulle differenze e le commistioni culturali partendo dagli elementi più intimi, frammenti quotidiani di esistenza. Il curatore, Christian Caliandro, sottolinea così la “relativa” semplicità di Melman: “Questi avambracci metafisici (grigi, gialli, rossi) fanno scorrere la corda su una carrucola industriale; i calzini colorati svolazzano alle folate di vento, e il paio estremo è sfondato, bruciacchiato, sbrindellato, consunto. Ironia e inquietudine si mescolano in modo sapiente nel lavoro di questo artista, che è stato descritto come ‘una sorta di disordine mentale produttivo’ (a kind of productive mental disorder). Il caso e il caos giocano un ruolo importante in questa sperimentazione, che procede per balzi e tentativi generosi”.

Il filo teso di uno stendibiancheria arriva così dall’altra parte dell’Atlantico e si ambienta subito in Barriera di Milano: è una vista quasi scontata e quotidiana in un quartiere che più di ogni altro a Torino è testimone di un’intricata storia di immigrazioni e industria e con una popolazione particolarmente eterogenea e portatrice di grandi differenze culturali.L’arte e il movimento escono dunque dall’opera e irrompono nella vita di tutti i giorni; grazie alla mutabilità e alla transitorietà di cui sono dotate le opere degli artisti di OPERA VIVA – Zanbagh Lotfi (31 maggio – 27 giugno), Andrea Mastrovito (29 giugno – 27 luglio), Aryan Ozmaei (31 luglio – 30 agosto), Saul Melman (5 – 30 settembre), Gian Maria Tosatti (1 – 29 ottobre), Alessandro Bulgini (30 ottobre – 13 novembre) parlano al quartiere e con il quartiere, diventando reali esempi di arte pubblica.

Con la promozione di OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO, a pochi mesi dalla IV edizione della fiera, FLASHBACK conferma la propria volontà di porsi come momento di riflessione culturale che non può prescindere dal contesto contemporaneo. E per questo sposa la filosofia del curatore Christian Caliandro secondo il quale “Chiudere l’arte e la cultura in luoghi istituzionali, segregarla all’interno di recinti non è mai stata un’opzione salutare, democratica, intelligente: meno che mai in questo momento storico… L’arte deve inoltrarsi nella realtà, muoversi costantemente in essa, aiutare e trasformare la vita delle persone.  Il progetto “Opera Viva Barriera di Milano” si propone così di costruire – con opere diverse mese per mese – una dimensione altra e di riunire tutte queste dimensioni in una visione coerente e in un dialogo attivo con il quartiere.”

OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO
un progetto di Alessandro Bulgini
a cura di Christian Caliandro
con il sostegno di
FLASHBACK / L’arte è tutta contemporanea
rotatoria di piazza Bottesini
Barriera di Milano, Torino

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MOVING BODIES FESTIVAL https://emanuelabernascone.com/moving-bodies-festival%ef%bb%bf/ Fri, 01 Jul 2016 13:31:17 +0000 https://emanuelabernascone.com/?p=16242 MOVING BODIES FESTIVAL DIFFERENZA 8 – 16 luglio 2016 Intensive Summer Practice con Masaki Iwana (3-7/7), Minako Seki (9-12/7)

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MOVING BODIES FESTIVAL
DIFFERENZA

8 – 16 luglio 2016 
Intensive Summer Practice 

con Masaki Iwana (3-7/7), Minako Seki (9-12/7), Ken Mai (15-17/7), Ambra G Bergamasco (8-9 luglio) & Edegar Starke (13/7), Yuri Dini (18/7), training intenso porte chiuse (19-22/7)

A partire dall’8 luglio 2016 gli spettacoli della III edizione del Moving Bodies Festival saranno al Teatro Espace di Torino, con la curatela di Ambra G. Bergamasco e Edegar Starke. Quest’anno il Festival ruoterà intorno al termine DIFFERENZA; in un momento storico in cui la diversità e l’alterità stanno creando grandi tensioni in Europa e nel mondo i curatori hanno sentito l’esigenza di un’approfondita analisi e presa di posizione a riguardo: “la differenza mette in discussione la propriocezione e l’identità: l’esistenza in uno spazio tempo ed in relazione con l’altro definendo o modulandone i confini, offrendosi come terreno fertile di mutazioni e creazioni. Come possono questi sentimenti e approcci trovare vocabolari nella danza, performance, arte e ricerca accademica? Come mapparne le relazioni ed il loro nutrimento o il loro rifiuto?” Ambra G. Bergamasco ed Edegar Starke vivono la differenza non come negazione, ma come una prospettiva di arricchimento: imparare a non denigrare, creando nuove comunità della differenza e non l’innalzamento di muri è il loro fine.

I diversi temi, oggi più che mai attuali, come identità, razzismo, migrazione, genere e confini, diventano così i protagonisti degli spettacoli della III edizione del Moving Bodies Festival, che gli artisti affrontano, a loro volta, attraverso discipline e linguaggi eterogenei e diversi tra loro. Differenza diventa così omni mundo creativo per affermarsi nel reale.

Quest’anno il Festival darà dunque spazio, oltre al Butoh e alla live art, a video-film d’arte, alle arti visive, alla performance art e alla ricerca e lo farà, oltre che con gli spettacoli, attraverso l’Open Call e l’offerta di tre residenze che si terranno al Teatro Espace e la prima Summer Intensive Practice che durerà dal 3 al 22 luglio con i maestri del Butoh Masaki Iwana, Minako Seki, Ken Mai, e tre giovani leve Yuri Dini (Italia), Ambra G. Bergamasco(Irlanda) e Edegar Starke (Brasile).

Il festival riceve finanziamenti dall’Ambasciata del Giappone in Irlanda per la parte irlandese. Si sostiene con il crowd-funding e sponsorizzazioni.

Al Teatro Espace durante il festival vi saranno le bancarelle del Mad Pride Torino, Forma e Materia tra le altre.

SPETTACOLI

8 luglio ore 21 
Francesca Arri 
Minako Seki 

9 luglio
ore 20
Comp. teatrale Essere Non Essere “La paura fa spavento” – videoproiezione
ore 21
Coop. Andirivieni – CompagniaTeatraleEssere Non Essere  
Les Petit Filou – Fulvia Romeo & Andrea Fardella – Danza Eleanor Lawler  – Performance Art 

14 luglio ore 21 
Imaginary Landscapes -Nicola Candreva, Marco Ferraro, Olga Canavesio, Gabriel Beddos, Francesca Cola, Mattia Campo, Arsenio Bravuomo, Paolo Agrati, Enrico Pastore, Andrea Spione, Andrea Pierini (Italia) – work in progress Teatro Danza
Edegar Starke – Butoh Performance 
Ken Mai – Butoh 

15 luglio
ore 20
Miriam Needham​ (Irlanda) Videoproiezioni
ore 21
Luca Atzori – Laboratorio Del Se’ – Teatro 
ClarindeWesselink – Performance Art 
Cillian Roche – Para-Cinema Performance 
Miriam Needham​ (Irlanda) – 15 luglio ore 20

16 luglio
ore 20
MAD PRIDE Matti a Cottimo Videoproiezioni
ore 21
Elisa Spagone Nathalie Bernardi Parola Luca Onyricon Giglio
Yuri Dini 
Ambra G. Bergamasco + Dante Tanzi Musica Elettroacustica

ARTISTI  
Butoh: Minako Seki (Germania Giappone); Masaki Iwana (FranciaGiappone); Ken Mai(FinlandiaGiappone); Yuri Dini (Bologna) 
Butoh e Performance: Edegar Starke (Berlino); Ambra G. Bergamasco (Torino Dublino) 
Performance Art: Francesca Arri (Torino); Eleanor Lawler (Dublino, Irlanda); ClarindeWesselink (Amsterdam, Olanda) 
Para-Cinema Performance: Cillian Roche (Dublino, Irlanda) 
Danza: Fulvia Romeo e Andrea Fardella – Les PetitsFilous – (Torino, Italia); Elisa Spagone(Torino, Italia) con Luca Onyricon Giglio e Nathalie Bernardi 
Musica Elettroacustica: Dante Tanzi (Italia)  
Teatro: Luca Atzori –Tecnologie del Se (Torino, Italia); 
Nicola Candreva, Marco Ferraro, Olga Canavesio, Gabriel Beddos, Francesca Cola, Mattia Campo, Arsenio Bravuomo, Paolo Agrati, Enrico Pastore, Andrea Spione, Andrea Pierini(Italia),  
Video: CompagniaEssere Non Essere;  MAD PRIDE – MATTI A COTTIMO (Torino, Italia); 
Miriam Needham (Dublino)  

III ed. Moving Bodies Festival – Butoh & Live Art
8 – 16 luglio 2016
Teatro Espace, Via Mantova 38, Torino
Orari spettacoli ore 21 (ore 20 e 21 il 15 e il 16 luglio)
Biglietti 12 intero 10 ridotto
Intera serata da due spettacoli 20 e da tre spettacoli 30 euro
Festival pass 140 euro
[email protected]
Cellulare 3392384244

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ANDREA MASTROVITO. IL SECOLO BRAVO https://emanuelabernascone.com/andrea-mastrovito-il-secolo-bravo/ Thu, 02 Jun 2016 13:37:03 +0000 https://emanuelabernascone.com/?p=16244 ANDREA MASTROVITO Il Secolo Bravo 29 giugno – 27 luglio 2016 OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO

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ANDREA MASTROVITO

Il Secolo Bravo

29 giugno – 27 luglio 2016

OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO

un progetto di Alessandro Bulgini

a cura di Christian Caliandro

Dal 29 giugno prende il via il secondo appuntamento del progetto OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO, concepito da Alessandro Bulgini con la curatela di Christian Caliandro, per il quartiere torinese Barriera di Milano, zona dall’intricata storia di immigrazioni e industria e con una popolazione particolarmente eterogenea e portatrice di grandi differenze culturali.

L’artista scelto per occupare nel mese di luglio lo spazio pubblicitario di tre metri per sei nella rotatoria di piazza Bottesini è Andrea Mastrovito, artista italiano che vive e lavora a New York ed ha esposto nei maggiori musei in Italia e all’estero tra i quali il MAXXI di Roma il Museo del Novecento di Milano, il MART di Rovereto e il Pecci di Prato, ill BPS 22 di Charleroi, laManchester Art Gallery dal MUDAC di Losanna e il MAD di New York.

Il lavoro di Mastrovito è particolarmente in sintonia con il progetto OPERA VIVA concentrandosi sul continuo scambio tra pubblico e privato e operando con la reinvenzione degli spazi espositivi. L’immagine che campeggerà per un mese nella rotatoria di piazza Bottesini è un’opera essenziale, asciutta, secca; Il secolo Bravo colpisce per il suo aspetto da cinema e da fumetto spaghetti-western (sottolineato anche dal titolo): un genere profondamente incistato nell’immaginario culturale italiano e parte integrante della nostra identità artistica. Il disegno di Mastrovito attinge con grande maestria e consapevolezza a tutto questo, e spinge in là il confine. La statua che viene sollevata (da un argano, da una gru), e che viene inseguita da cavalli senza cavaliere e da cavalieri senza testa, è una metafora potente che riguarda la società e la sua evoluzione in questi anni. Come afferma l’artista: “la statua che viene sollevata (e inseguita) è un simbolo che ben si adatta all’idea della piazza, del leader, della massa e dell’assenza odierna di un pensiero forte.”

L’arte e il movimento escono dall’opera e irrompono nella vita di tutti i giorni; grazie alla mutabilità e alla transitorietà di cui sono dotate le opere degli artisti di OPERA VIVA – Zanbagh Lotfi (31 maggio – 27 giugno), Andrea Mastrovito (29 giugno – 27 luglio), Saul Melman (31 luglio – 30 agosto), Aryan Ozmaei (2 – 30 settembre), Gian Maria Tosatti (1 – 29 ottobre), Alessandro Bulgini (30 ottobre – 13 novembre) parlano al quartiere e con il quartiere, diventando reali esempi di arte pubblica.

Con la promozione di OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO, a pochi mesi dalla IV edizione della fiera, FLASHBACK conferma la propria volontà di porsi come momento di riflessione culturale che non può prescindere dal contesto contemporaneo. E per questo sposa la filosofia del curatore Christian Caliandro secondo il quale “Chiudere l’arte e la cultura in luoghi istituzionali, segregarla all’interno di recinti non è mai stata un’opzione salutare, democratica, intelligente: meno che mai in questo momento storico… L’arte deve inoltrarsi nella realtà, muoversi costantemente in essa, aiutare e trasformare la vita delle persone.  Il progetto “Opera Viva Barriera di Milano” si propone così di costruire – con opere diverse mese per mese – una dimensione altra e di riunire tutte queste dimensioni in una visione coerente e in un dialogo attivo con il quartiere.”

OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO
un progetto di Alessandro Bulgini
a cura di Christian Caliandro
con il sostegno di
FLASHBACK / L’arte è tutta contemporanea
rotatoria di piazza Bottesini
Barriera di Milano, Torino

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LOTHAR BAUMGARTEN. SPECCHIO DEL MARE https://emanuelabernascone.com/lothar-baumgarten/ Wed, 01 Jun 2016 13:38:45 +0000 https://emanuelabernascone.com/?p=16246 LOTHAR BAUMGARTEN Specchio del Mare 8 giugno – 15 ottobre 2016 Specchio del Mare si articola in un percorso tra

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LOTHAR BAUMGARTEN

Specchio del Mare

8 giugno – 15 ottobre 2016

Specchio del Mare si articola in un percorso tra diverse opere e serie di opere realizzate a partire dal 1968 sino ad oggi.

Il loro specifico ruota intorno alla presa di coscienza riguardo alla limitatezza delle risorse e delle specie, che inizia a manifestarsi per via della distruzione attuatasi a partire dal periodo dell’Antropocene, che ha il suo inizio nel 1492.

Le stampe fotografiche della serie ‘Culture – Nature’ [1968-72] sono presenti in ognuno degli spazi della Galleria. In questo corpo di lavoro sono documentate fotograficamente alcune sculture di carattere effimero, fondamentali anche per lo sviluppo narrativo del film ‘L’Origine della Notte [Cosmo dell’Amazzonia] 1973-77. Questo genere di interventi e di opere tridimensionali è stato realizzato per lo più all’aperto, nelle strade e nei parchi alla periferia della città. Una volta avvenuta l’azione, i lavori restavano abbandonati a se stessi. La caducità dei materiali utilizzati rendeva visibile il trascorrere del tempo e il loro processo di deperimento, sottraendoli al mercato.

Le immagini fotografiche si accompagnano ad un corpus di opere costituito da disegni a parete [river pieces, 1977-85]. Sono configurazioni astratte, composte con i nomi con i quali i nativi dell’America del Sud chiamano i loro fiumi, fornendo la possibilità di immaginarli come vene ramificate all’interno di un ampio paesaggio: un’opportunità ancora di riflettere sulla mappatura del tempo e sulla lingua perduta di quelle culture che non conoscono la scrittura. Le loro lingue, che man mano scompaiono, sopravvivono quindi unicamente nei nomi di alcuni luoghi sulle nostre mappe. Le immagini agiscono specularmente, permettendo l’incontro con un variegato complesso di sistemi di pensiero, rendendo simultaneamente manifesta la differenza tra l’animismo e il pensiero lineare occidentale.

I vasti territori selvaggi del massiccio della Guayana (serie di stampe ai sali d’argento ‘Montaigne series’ 1977) lasciano che ci si addentri nell’aroma della geografia.

Il lavoro ‘America’, composto di lastre di marmo su ognuna delle quali è incisa una lettera dell’alfabeto, nomina i fiumi dell’Amazzonia: – Rio delle Amazzoni – Orinoco – Tapajos – Purus – Xingu – Tocatins – Vaupes. Realizzato ed esposto in occasione della 41.a Biennale di Venezia nel 1984, domina la stanza centrale della galleria.

Alcune opere realizzate con lastre di specchio, del periodo 2004/2005, trovano corrispondenza con le specchiere della medesima stanza centrale, nel mezzo del piano nobile. Cinque grandi stampe digitali di modelli di navi medioevali fanno invece riferimento alla tecnologia al tempo della scoperta del Nuovo Mondo e all’inizio di un drastico cambio di clima.

Il percorso prosegue con una proiezione di diapositive, ‘A Voyage with the MS Remscheid on the Amazon…’ (1968-72), opera esposta per la prima volta in occasione di documenta 5 nel 1972: nella sua composizione visuale si intrecciano molti degli aspetti del contenuto e del discorso artistico presente nelle opere in mostra. ‘Nachflug’ è invece un lavoro che si sviluppa orizzontalmente, sul pavimento, e tratta delle migrazioni di uccelli avvenute nel 1968/69. I materiali di cui si compone sono carte geografiche, reti mimetiche, cumuli di terra e piume d’anatra. Il film etnografico ’kanawa’ yãnomãmi, (16mm, 24:46 min.) 1979, chiude il circolo del percorso espositivo. E’ una mostra fatta per i sensi e per la mente, modulata all’interno del contesto architettonico esistente, che parla della melodia del suo accadere.

Lothar Baumgarten ha frequentato tra il 1968 e il 1971 la Staatlichen Akademie für Bildende Künste di Karlsruhe e la Staatlichen Kunstakademie Düsseldorf, dove ha studiato con Joseph Beuys. Baumgarten è noto per opere scultoree e installazioni che affrontano temi legati alla natura e derivano principalmente dai viaggi compiuti tra i Nativi dell’America del Nord e del Sud. Le sue investigazioni antropologiche e le riflessioni sulle problematiche storiche associate al colonialismo trovano espressione anche in film, libri e fotografie, nonché in opere site-specific in cui nomi di tribù, parole e colori simbolici si materializzano sotto forma di wall painting. A partire dagli anni Settanta Lothar Baumgarten ha partecipato alle più importanti rassegne internazionali d’arte, quali Documenta (1972, 1982, 1992 e 1997), la Biennale di Venezia (1978 e 1984) e Skulptur Projekte Münster (1987); mostre personali gli sono state dedicate in prestigiosi musei quali VanAbbe Museum (1982), Stedelijk Museum (1985), The Solomon R. Guggenheim Museum (1993), Whitney Museum of American Art (2003), MACBA – Museu d’Art Contemporani de Barcelona (2008) e Museum Folkwang (2012). Nel 1984 rappresenta la Germania alla XLI Biennale di Venezia e viene insignito del Leone d’Oro.

La Galleria Franco Noero aprirà al pubblico un nuovo spazio a Torino ospitando la mostra di Lothar Baumgarten SPECCHIO DEL MARE, appositamente concepita per la sede di piazza Carignano 2, all’interno di un appartamento settecentesco in una delle piazze simbolo della città.

A Baumgarten, artista tra i più noti del panorama internazionale, è dedicata una sala personale al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea fin dalla sua apertura nel 1984, Yurupari – Stanza di Rheinsberg,eil 7 giugno l’artista tornerà al Museo per una conversazione con il direttore Carolyn Christov-Bakargiev.

L’8 giugno, presso il Cinema Massimo a Torino, sarà invece possibile assistere alla proiezione del film Origin of the Night [Amazon Cosmos], realizzato da Baumgarten tra il 1973 e il 1977 e, a seguire, inaugurazione del nuovo spazio in piazza Carignano.

Baumgarten ha frequentato tra il 1968 e il 1971 la Staatlichen Akademie für Bildende Künste di Karlsruhe e la Staatlichen Kunstakademie Düsseldorf, dove ha studiato con Joseph Beuys. Baumgarten è noto per opere scultoree e installazioni che affrontano temi

legati alla natura e derivano principalmente dai viaggi compiuti tra i Nativi dell’America del Nord e del Sud. Le sue investigazioni antropologiche e le riflessioni sulle problematiche storiche associate al colonialismo trovano espressione anche in film, libri e fotografie, nonché in opere site-specific in cui nomi di tribù, parole e colori simbolici si materializzano sotto forma di wall painting. A partire dagli anni Settanta Lothar Baumgarten ha partecipato alle più importanti rassegne internazionali d’arte, quali Documenta (1972, 1982, 1992 e 1997), la Biennale di Venezia (1978 e 1984) e Skulptur Projekte Münster (1987); mostre personali gli sono state dedicate in prestigiosi musei quali VanAbbe Museum (1982), Stedelijk Museum (1985), The Solomon R. Guggenheim Museum (1993), Whitney Museum of American Art (2003), MACBA – Museu d’Art Contemporani de Barcelona (2008) e Museum Folkwang (2012). Nel 1984 rappresenta la Germania alla XLI Biennale di Venezia e viene insignito del Leone d’Oro.

7 giugno 2016, ore 11
Press preview
Piazza Carignano 2, Torino

Specchio del mare – Lothar Baumgarten
8 giugno – 15 ottobre 2016
Galleria Franco Noero Second exhibition space
Piazza Carignano 2, Torino
lunedì 15 – 19; dal martedì al venerdì 11 – 19; sabato 15 – 19
011 882208
www.franconoero.com

LOTHAR BAUMGARTEN – SPECCHIO DEL MARE
8 giugno – 15 ottobre 2016

Conversazione con Carolyn Christov-Bakargiev
7 giugno ore 19.30, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli

Proiezione del film ‘Origin of the Night [Amazon Cosmos]
8 giugno ore 17, Cinema Massimo, Torino

Inaugurazione mostra
8 giugno ore 19, Piazza Carignano 2, Torino


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PRIVATEVIEW GALLERY INAUGURA CON ANTONIS DONEF https://emanuelabernascone.com/privateview-gallery-inaugura-con-antonis-donef/ Sun, 15 May 2016 13:54:33 +0000 https://emanuelabernascone.com/?p=16263 ANTONIS DONEFa cura di Flaminio Gualdoni 26 maggio – 30 luglio 2016 Privateview Gallery via Goito 16

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ANTONIS DONEF

a cura di Flaminio Gualdoni

26 maggio – 30 luglio 2016

Privateview Gallery via Goito 16 – Torino

Il 26 maggio aprirà a Torino PRIVATEVIEW, un nuovo spazio espositivo: 250 metri quadrati in San Salvario, il quartiere più multietnico e vivace di Torino, crocevia di culture e cuore pulsante della movida torinese. Silvia Borella e Mauro Piredda sono una giovane coppia di collezionisti che da sempre condivide la passione per l’arte moderna e contemporanea, passione che li ha portati spesso a viaggiare per allargare i propri orizzonti, in particolare a Londra, dove sono entrati in contatto con numerosi artisti e galleristi e dove hanno maturato la decisione di aprire una galleria a Torino.

PRIVATEVIEW nasce con l’intento di portare talenti ancora poco conosciuti in Italia, offrendo ai collezionisti italiani lavori di grande qualità e bellezza oltre che di valore e prestigio già acquisiti sulle maggiori piazze dell’arte internazionale. La stessa energia verrà spesa per promuovere giovani artisti emergenti italiani fornendo loro una vetrina credibile. L’aver scelto il quartiere di San Salvario conferma l’intenzione dei due fondatori di rivolgersi anche ad un pubblico nuovo, magari non avvezzo a frequentare le gallerie, ma che potrebbe invece appassionarsi ad un discorso artistico se sviluppato in un contesto più accessibile.

 La mostra inaugurale è una monografica di Antonis Donef curata da Flaminio Gualdoni. Donef è un artista greco che vive e lavora ad Atene e l’esposizione permetterà al pubblico italiano di ammirare per la prima volta in Italia le sue opere monumentali.

Il lavoro e la ricerca di Donef sono unici e il suo processo creativo si può grossomodo suddividere in quattro fasi: dapprima c’è il Donef collezionista che accumula volumi antichi più o meno preziosi – soprattutto enciclopedie e repertori – trovati in giro nei mercatini greci; poi c’è il momento topico in cui l’artista strappa letteralmente e dolorosamente le pagine dei libri, spesso pagine ingiallite dal tempo e in lingue sconosciute, e le affianca una all’altra per comporre la sua tela. A questo punto,con un penninoimbevuto di un particolare inchiostro indiano, Donef inizia a lasciare il proprio segno sulla tela: dapprima dei tratti leggeri che seguono e sottolineano linee già presenti sulla pagina stampata, poi via via simboli sempre più importanti sino a costruire un’imponente illustrazione che copre quasi totalmente il foglio. La quarta ed ultima fase del processo creativo è quando l’opera può essere ammirata da una certa distanza e ci si può finalmente rendere conto di come la parola scritta sia stata privata del suo originario significato per trasformarsi in un’opera d’arte; opera nella quale ogni osservatore può leggere un significato altro e differente, laddove il significato è inscindibile dal significante, con un chiaro riferimento alle teorie di semiotica di saussuriana memoria.

Come sottolinea il curatore, Flaminio Gualdoni, “Mettendo a punto il proprio processo Donef muove da un approccio complesso e criticistico di messa in mora dell’ordinario di ciò che la convenzione chiama sapere, riaffermando il potere di lucidità d’un vedere capace di farsi condizione essenziale del pensiero: con Rimbaud, ‘ho visto a volte ciò che l’uomo ha creduto di vedere’. L’artista compie un percorso involutivo sino a una sorgente significativa, sino a un grado zero che non sia la cancellazione troppo spesso auspicata dalle neoavanguardie, che non sia un’assenza, ma un punto originario.”

Con Donef ripartiamo dunque da qui, dal “punto originario” che crea una nuova realtà e un nuovo codice, senza cancellare il passato, ma costruendo un futuro a partire da ciò che è stato.

Privateview Gallery
Antonis Donef
26 maggio – 30 luglio 2016
Via Goito 16, Torino
dal martedì al sabato dalle 10 alle 19
www.privateviewgallery.com
[email protected]

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